domenica 28 dicembre 2008

Qualche volta è necessario un vero Salvatore! La Parabola dell'Aquila e delle galline.

Vi propongo la lettura della "Parabola dell'aquila" di James Aggrey. E' una potente metafora che porta alla luce come una persona può identificarsi in un copione perdente e può sempre, in qualsiasi età e condizione si trovi, decidere di vivere secondo le proprie potenzialità di vincente.
Epicuro rende bene questo pensiero con la seguente affermazione nella "Lettera a Meneceo": "Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità".

Buona lettura e Buon 2009 a tutti i lettori!






Un giorno un contadino, attraversando la foresta, trovò un aquilotto, lo portò a casa e lo mise nel pollaio, dove l'Aquilotto imparò presto a beccare il mangime delle galline e a comportarsi come loro. Un giorno passò di là un naturalista e chiese al proprietario perché costringesse l'Aquila, regina di tutti gli uccelli, a vivere in un pollaio. "Poiché le do da mangiare, le ho insegnato ad essere una gallina, l'Aquila non ha mai imparato a volare, si comporta come una gallina e dunque non è più un'aquila", rispose il proprietario e il naturalista: "Essa si comporta esattamente come una gallina, quindi non è più un'Aquila, tuttavia possiede il cuore d'un Aquila e può sicuramente imparare a volare". Dopo aver discusso della questione i due uomini si accordarono per verificare se ciò era vero. Il naturalista prese con delicatezza l’Aquila fra le braccia e le disse: "Tu appartieni al cielo e non alla terra, spiega le tue ali e vola". L’Aquila tuttavia era disorientata, non sapeva chi era e quando vide che le galline beccavano il grano saltò giù per essere uno di loro. Il giorno seguente il naturalista portò l'Aquila sul tetto della casa e la sollecitò di nuovo: "Tu sei un'Aquila, apri le tue ali e vola". Ma l'Aquila ebbe paura del suo sé sconosciuto e del mondo e saltò giù nuovamente tra il mangime. Il terzo giorno il naturalista si alzò presto, prese l'Aquila dal pollaio e la portò su un alto monte. Lassù tenne la regina degli uccelli in alto nell'aria e la incoraggiò di nuovo: "Tu sei un'Aquila, tu appartieni tanto all'aria quanto alla terra. Stendi ora le tue ali e vola". L’Aquila si guardò attorno, guardò di nuovo il pollaio e poi il cielo e continuava a non volare. Allora il naturalista la tenne direttamente contro il sole e allora accadde che essa incominciò a tremare e lentamente distese le sue ali. Finalmente si lanciò con un grido trionfante verso il cielo.
Può darsi che l’Aquila ricordi ancora le galline con nostalgia, può persino accadere che visiti di quando in quando il pollaio. Tuttavia per quanto si sappia non è mai ritornata e non ha più ripreso a vivere come una gallina. Era un'Aquila sebbene trattata ed addomesticata come una gallina!

lunedì 24 novembre 2008

Attaccamento ed Autostima



Il potenziale di un’aquila si realizzerà nel solcare i cieli, nello scendere in picchiata sugli animali più piccoli, nel costruire nidi.
Il potenziale di un elefante si realizzerà nelle sue dimensioni, nella potenza e nella goffaggine.
Nessuna aquila vorrà essere un elefante, e nessun elefante vorrà essere un’aquila. Semplicemente sono. Sono ciò che sono.
L’individuo che realizza se stesso smette di essere ciò che non è. Non si sforza d’essere più di quello che è, con i relativi sentimenti d’insicurezza e difesa. Non cerca d’essere meno di ciò che è, con i relativi sentimenti di colpa e svalorizzazione. Semplicemente si lascia essere ciò che è
”.
(F. Perls)

L’attaccamento è un comportamento innato nella specie umana. Il bambino nasce con un set di comportamenti per stimolare nell’adulto la risposta di accudimento – protezione.


NASCIAMO GIA ’ COME ESSERI RELAZIONALI


LA FIGURA DI ATTACCAMENTO E’ UNA BASE SICURA PER ESPLORARE IL MONDO


Si manifesta intensissimo nell’infanzia e nell’adolescenza, perdura per tutta la vita facendoci conoscere le emozioni intense dell’innamoramento, la gioia e la tenerezza per il mantenimento del legame e il dolore per la sua eventuale perdita.
Maggiore è stato l’attaccamento sicuro sviluppatosi tra il caregiver e il bambino, poiché buona è stata la “base sicura” a questo offerta, tanto più sarà probabile che il bambino da adulto svilupperà una buona autostima e un comportamento assertivo.
Per sviluppare un buon comportamento d’attaccamento ciascuno di noi, da bambino, da adolescente e da adulto deve sviluppare la convinzione di essere amato e d’essere amabile. Deve cioè avere la consapevolezza di suscitare reazioni positive del tutto gratuite, non intenzionalmente determinate né dipendenti da particolari caratteristiche, quali la bellezza o la simpatia, ma originate semplicemente dal fatto di esistere.
Ma se l’individuo si sentirà amato per una sorta di strategia educativa fondata su un più o meno palese ricatto affettivo (“ti voglio bene solo se ti comporti bene, solo se la pensi come dico io, solo se provi le emozioni che provo io”) allora svilupperà il terrore dell’abbandono e conseguentemente comportamenti di dipendenza affettiva. Continuerà a chiedere anche in età adulta prove d’amore e d’apprezzamento da parte degli altri. E’ spesso un’illusione dalla quale ci si risveglia con le ossa rotte dicendo “Non è la persona giusta”. E così si va alla ricerca di un’altra altrettanto ideale, del vero amore, collezionando una serie d’abbandoni e frustrazioni, specchio dell’attaccamento infantile non riuscito.

L’intensità della gelosia e della possessività è inversamente proporzionale all’autostima, per cui quanto più una persona è insicura (pattern insicuro- ambivalente) e si sente inadeguata al confronto con gli altri, tanto più grande è la paura di essere esclusa dal rapporto preferenziale con la persona amata.

Ogni bambino ha il legittimo bisogno di essere guardato, capito, preso sul serio e rispettato dalla propria madre. Deve poter disporre della madre nelle prime settimane e nei primi mesi di vita, usarla, rispecchiarsi in lei. Un’immagine di Winnicott illustra benissimo la situazione: la madre guarda il bambino che tiene in braccio, il piccolo guarda la madre in volto e vi si ritrova…a patto che la madre guardi davvero quell’essere indifeso nella sua unicità, e non osservi invece le proprie attese e paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui. In questo caso nel volto della madre il bambino non troverà se stesso, ma le esigenze della madre. Rimarrà allora senza specchio e per tutta la vita continuerà invano a cercarlo”.
Alice Miller

Dott. Andrea Duranti

venerdì 31 ottobre 2008

Al di la del copione perdente! Verso l'autonomia, la consapevolezza e l'intimità.




Il Copione secondo l'Analisi Transazionale, è il piano di vita inconsapevole che il bambino ha deciso di recitare nel palcoscenico reale poichè in quel momento della sua vita era a lui funzionale.
Ma ciò che è ok a otto anni o a cinque, non lo è più nella fase adulta.
Il bambino prende decisioni sul mondo a volte limitiate rispetto alla realtà, poichè non è ancora equipaggiato per leggerlo come un adulto.
Ed il copione non ok, perdente, è una strettoia che limita la crescita e lo sviluppo di una vita felice.
Così si esprime Maria Teresa Romanini, nella prefazione in "Nati per Vincere":
"Ogni decisione per buona che sia, portata avanti senza essere ridimensionata con l'evoluzione del soggetto, diviene limitazione e gabbia ripetitiva al suo bisogno intrinseco di crescita".
La guarigione dal copione non è un evento che si verifica una volta per tutte. Piuttosto occorre progressivamente allenarsi ad esercitare nuove scelte. Occorre fare allenamento quotidiano come lo sportivo si allena in palestra. A volte si può ricadere nell'identidficazione copionale, per verificare se c'è qualcosa di buono nel vecchio comportamento. Probabilmente ci si rende conto che il comportamento copionale "puzza" di vecchio! Ci si rende conto che si hanno più opzioni di fronte alla realtà e allora il copione non ok, non esercita più alcun richiamo. E' come un abito vecchio che si è usato e che ormai va nella cantina tra i vestiti vecchi!
Questo processo può essere ben descitto da questa poesia:

Autobiografia in cinque brevi capitoli di Portia Nelson.

Primo capitolo

Cammino per la strada.
C'è una profonda buca nel marciapiede.
Ci cado.
Sono persa. Sono impotente.
Non è colpa mia.
Ci vorrà un'eternità per trovare come uscirne.



Secondo capitolo

Cammino per la stessa strada.
C'è una profonda buca nel marciapiede.
Fingo di non vederla.
Ci ricado.
Non riesco a credere di essere nello stesso posto.
Non è colpa mia.
Ci vuole ancora molto tempo per uscirne.



Terzo capitolo

Cammino per la strada.
C'è una profonda buca nel marciapiede.
Vedo che c'è.
Ci cado ancora... è un'abitudine.
I miei occhi sono aperti. So dove sono. E' colpa mia.
Ne esco immediatamente.



Quarto capitolo

Cammino per la strada.
C'è una profonda buca nel marciapiede.
La aggiro.


Quinto capitolo

Cammino per un'altra strada.

venerdì 17 ottobre 2008

Ascolta...




Ascolta le parole di un vecchio saggio pellerossa:

"...Nella cultura dell'uomo bianco si crede che la conoscenza porti verità. Devi usare la testa per conoscere e alla fine sentire la verità del cuore. La ricerca della conoscenza ti tiene occupato in tante azioni e, per sentire la verità, imponi agli altri la tua conoscenza.
Quando gli altri non accettano la tua verità, ti senti minacciato e non hai nessuna verità nel cuore. Per sentirti completo, devi obbligare gli altri, in un modo più o meno diretto, ad accettare la tua conoscenza come loro verità.
Credi che gli altri non accetteranno il tuo cuore se prima non crederanno alla tua testa e sei in trappola, perchè non potrai mai avere pace nel tuo cuore.
Nella medicina indiana, crediamo che la verità dentro il cuore debba venire al primo posto, poi la conoscenza della testa.
Sei sempre stato una persona completa e dal giorno della nascita ti porti dentro tutte le risposte, tutta la verità di cui avrai bisogno nella vita. Il tuo percorso, ora, è di scoprire le domande che sono in grado di svelare le risposte che hai dentro il cuore.
Quando sei indaffarato a cercare la conoscenza fuori di te, non hai più tempo per cercare la verità reale, quella che è già dentro di te."

sabato 11 ottobre 2008

La Filosofia di Seneca come bussola e cura del proprio Sè.



Vi propongo in alcuni brevi punti, le mete del saggio secondo il filosofo stoico Seneca. Possono divenire delle stelle polari che indicano la strada durante il viaggio della vita quotidiana.


RIDIVENTARE PADRONI DEL PROPRIO TEMPO.

Solo il tempo ci appartiene”.

La vita non è mai troppo corta o troppo lunga, se ci appartiene, se la si vive in pienezza,
le si dà un senso, da protagonisti, non riempiendola alla rinfusa.

La vecchiaia stessa è dolce,se la si attraversa con lo spirito giusto”.

Obiettivo: vivere,concentrarsi sul presente
senza rimpianti per il passato o paura del futuro
vivendo ogni giorno come se fosse l’ultimo.
E’ l’intensità del momento che lo rende eterno.

CERCARE LA SEMPLICITA’, L’INTERIORITA’, LA CONSAPEVOLEZZA

Spogliarsi del superfluo, evitare l’agitazione di chi è sempre troppo occupato,
non stordirsi di piaceri effimeri, di mode stravaganti, di distrazioni continue.
La vita passa…mentre facciamo altro!


SFUGGIRE IL CONFORMISMO, IL PENSIERO COMUNE.

L’errore diffuso non diventa verità.
Mai essere schiavi dell’opinione dominante, del “politicamente corretto”, ecc.
Non temere il rischio della solitudine.
Curare solo incontri stimolanti: siamo le relazioni che abbiamo.


L’ACCETTAZIONE DELL’INELUTTABILE,
DA’ LA VERA TRANQUILLITA’ DELL’ANIMO

Distinguiamo “quello che non dipende da noi” da quello che dipende da noi .
Impariamo a soffrire meno dei mali inevitabili: malattia, morte, scherzi del destino.

Ricorda che: “Soffriamo meno per gli eventi in sé
che per la rappresentazione che ci facciamo di essi
” (Epitteto)

Non siamo spaventati dalle cose, ma dall’idea che ci facciamo di esse.


OGNUNO PUO’ NOBILITARSI CON LA SAGGEZZA, SE LO VUOLE. “Non importa da dove, ci si può sempre elevare al cielo”.
Apparteniamo a un cosmo, a un ordine naturale, a un grande Tutto.
“Vivere è essere utili a sé. Vivere è essere utile agli altri”.

Tratto da Cesare De Monti (http://www.demonti.net/)

giovedì 2 ottobre 2008

Le carezze, come unità di riconoscimento sociale e psicologica dell'essere umano.


LA FAVOLA DEI CALDO-MORBIDI

Ti propongo la lettura della favola dei "caldo-morbidi", come momento di riflessione sull'importanza delle carezze, verbali e non - verbali, poichè, come diceva Eric Berne, "senza carezze la spina dorsale avvizzisce".
La favola è di Claude Steiner psicoterapeuta di formazione analitico transazionale.

Buona lettura!

“C’era una volta un luogo, molto, molto, molto tempo fa, dove vivevano delle persone felici. Fra queste persone felici ve n’erano due che avevano per nome Luca e Vera. Luca e Vera vivevano con i loro due figli Elisa e Marco.

Per poter comprendere quanto erano felici dobbiamo spiegare come erano solite andare le cose in quel tempo e in quel luogo.

Vedete, in quei giorni felici, quando un bimbo nasceva trovava nella sua culla, posto vicino a dove appoggiava il suo pancino, un piccolo, soffice e caldo sacchetto morbido. E quando il bambino infilava la sua manina nel sacchetto, poteva sempre estrarne un… “caldomorbido”.

I caldomorbidi in quel tempo erano molto diffusi e richiesti perché in qualunque momento una persona ne sentisse il bisogno poteva prenderne uno e subito si sentiva calda e morbida a lungo.

Se per qualche motivo la gente non avesse preso con una certa regolarità dei caldomorbidi, avrebbe corso il rischio di sviluppare dentro una strana e rara malattia. Era una malattia che partiva dalla spina dorsale e che lentamente portava la persona ad incurvarsi, ad appassire e poi a morirne.

In quei giorni era molto facile avere dei caldomorbidi e si incontrava sempre qualcuno che ne chiedeva e qualcuno che ne dava volentieri. Quando uno, cercando nel suo sacchetto, tirava fuori un caldomorbido, questo aveva la dimensione di un piccolo pugno di bambina ed un colore caldo e tenero. E subito, vedendo la luce del giorno, questo sorrideva e sbocciava in un grande e vellutato caldomorbido.

E quando veniva posto sulla spalla di una persona, o sulla testa, o sul petto, e veniva accarezzato, piano piano si scioglieva, entrava nella pelle, e permetteva subito alla persona di sentirsi bene e a lungo.

La gente in quel tempo si frequentava molto e si scambiava reciprocamente caldomorbidi. Naturalmente erano sempre gratis ed averne a sufficienza non era mai un problema.

Come dicevamo poc’anzi, con tutta questa abbondanza di caldomorbidi, in questo paese tutti erano felici e contenti, caldi e morbidi, la maggior parte del tempo.

Ma, un brutto giorno, una strega cattiva che viveva da quelle parti si arrabbiò, perché, essendo così tutti felici e contenti, nessuno comprava le sue pozioni e i suoi unguenti.

A questo punto la strega, che era molto intelligente, studiò un piano diabolico.

In una bella mattina di primavera, mentre Vera giocava serena in un prato coi bambini, avvicinò Luca e gli sussurrò all’orecchio:

“Guarda Luca, guarda Vera come sta sprecando tutti i caldomorbidi che ha, dandoli a Elisa. Sai, se Elisa se li prende tutti, può darsi che a lungo andare non ne rimanga più nessuno per te”.

Luca rimase a lungo soprappensiero. Poi si voltò verso la strega e disse:

“Intendi dire che può darsi che non troveremo più un caldomorbido nel nostro sacchetto tutte le volte che lo cercheremo?”.

E la strega rispose: “No, assolutamente no. Quando saranno finiti, saranno finiti. E non ne avrai assolutamente più”.

Detto questo volò via sghignazzando fra sé.

Luca fu molto colpito da quanto aveva detto la strega e da quel momento cominciò ad osservare e a ricordare tutti i momenti in cui Vera dava caldomorbidi a qualcun altro.

Da quel momento cominciò ad essere timoroso e turbato perché gli piacevano i caldomorbidi di Vera e non voleva proprio rimanere senza. E pensava pure che Vera non facesse una cosa buona dando tutti quei caldomorbidi ai bambini e alle altre persone.

Cosi cominciò ad intristirsi tutte le volte che vedeva Vera dare un caldomorbido a qualcun altro. E poiché Vera gli voleva molto bene, essa smise dì dare così spesso caldomorbidi agli altri, riservandoli invece per lui.

I bambini, vedendo questo, cominciarono naturalmente a pensare che fosse una cattiva cosa dar via caldomorbidi a chiunque ed in qualsiasi momento venissero richiesti o si desiderasse farlo e, piano piano, senza quasi nemmeno accorgersene, diventarono sempre più timorosi di perdere qualcosa.

Così anch’essi divennero più esigenti. Tennero d’occhio i loro genitori e quando vedevano che uno di loro dava un caldomorbido all’altro anche loro impararono ad intristirsi. E così anche i loro genitori se ne davano sempre di meno e di nascosto perché così pensavano che non li avrebbero fatti soffrire.

Sappiamo bene come sono contagiosi i timori. Infatti, ben presto queste paure si sparsero in tutto il paese e sempre meno ci si scambiava caldomorbidi.

Nonostante ciò le persone potevano comunque sempre trovare un caldomorbido nel loro sacchetto tutte le volte che lo cercavano, ma essi cominciarono a cercare sempre meno, diventando intanto sempre più avari.

Presto la gente cominciò a sentire mancanza di caldomorbidi e iniziò così a sentire meno caldo e meno morbido. Poi qualcuno di loro cominciò ad incurvarsi e ad appassire e talvolta la gente persino moriva. Quella malattia, dovuta alla mancanza dì caldomorbidi, che prima della venuta della strega era molto rara, ora colpiva sempre più spesso.

E sempre più la gente andava ora dalla strega per comprare pozioni e unguenti, ma, nonostante ciò, non aveva l’aria di star meglio.

Orbene, la situazione stava diventando di giorno in giorno più seria. A pensarci bene la strega cattiva in realtà non desiderava che la gente morisse (infatti pare che i morti non comprino balsami e pozioni), così cominciò a studiare un nuovo piano. Fece distribuire gratuitamente a ciascuno un sacchetto in tutto simile al sacchetto dei caldomorbidi eccetto che per il fatto che questo era freddo mentre l’altro era caldo. Dentro il sacchetto della strega infatti c’erano i “freddoruvidi”. Questi freddoruvidi non facevano sentire la gente calda e morbida ma la facevano sentire fredda e ruvida. Comunque fosse, i freddoruvidi un effetto ce l’avevano: impedivano infatti che la schiena della gente si incurvasse più di tanto e, anche se sgradevoli, servivano a tenere in vita le persone che abitavano in questo luogo che una volta era stato felice.

Così tutte le volte che qualcuno diceva: “Desidero un caldomorbido”, la gente che era arrabbiata e spaventata per il loro rarefarsi, rispondeva: “Non ti posso dare un caldomorbido, gradisci però un freddoruvido?”.

E a volte capitava anche che due persone che passeggiavano insieme pensavano che avrebbero potuto scambiarsi dei caldomorbidi, ma una o l’altra delle due, aspettando che fosse l’altra ad offrirglielo, finiva poi per cambiare idea, ed essi finivano per scambiarsi dei freddoruvidi.

Stando così le cose ormai sempre meno gente moriva di quella malattia, ma un sacco di persone erano sempre infelici e sentivano molto freddo e molto ruvido.

E’ inutile dire che questo fu un periodo d’oro per gli affari della strega.

La situazione si complicava ogni giorno di più. I caldomorbidi che una volta erano disponibili come l’aria divennero una cosa di grosso valore e questo fece sì che la gente fosse disposta ad ogni sorta di cose pur di averne. In certi casi i caldomorbidi venivano estorti con un po’ d’inganno, in altri con un po’ di violenza e quando questo avveniva succedeva una cosa strana, che non sorridevano più e s’illuminavano poco a poco e di un colore amaro.

Prima che la strega facesse la sua apparizione la gente usava stare in gruppi di tre o di quattro o anche di cinque persone senza minimamente preoccuparsi di chi fosse a dare i caldomorbidi. Dopo la venuta della strega la gente cominciò a tenere per sé tutti i propri caldomorbidi, e a darli al massimo ad un’altra persona. Qualche volta succedeva che quelli che davano a persone esterne dei caldomorbidi si sentivano in colpa perché pensavano che il proprio partner molto probabilmente ne sarebbe stato dispiaciuto e geloso. E quelli che non avevano trovato un partner sufficientemente generoso andavano a comprare i loro caldomorbidi e questo gli costava molte ore di lavoro per racimolare il denaro.

Un’altra cosa sorprendente ancora succedeva. Alcune persone prendevano i freddoruvidi, che si trovavano facilmente e gratuitamente, li camuffavano ad arte con un apparenza piacevole e morbida e li spacciavano per caldomorbidi. Questi caldomorbidi contraffatti venivano chiamati caldomorbidi di plastica e finirono per procurare guai maggiori.

Per esempio, quando due persone si volevano scambiare reciprocamente dei caldomorbidi pensavano, è ovvio, che si sarebbero sentiti bene, ma in realtà succedeva che nulla cambiava e continuavano a sentirsi come prima e forse anche un pochino peggio. Ma poiché pensavano in buona fede di essersi scambiati dei caldomorbidi genuini, rimanevano molto confusi e disorientati, non comprendendo che il loro freddo e le loro sensazioni sgradevoli erano in realtà il risultato del fatto che si erano scambiati caldomorbidi di plastica.

Così la situazione peggiorava di giorno in giorno.

I caldomorbidi erano sempre più rari e, a volte, anche guardati con sospetto, perché si confondevano con quelli di plastica, contraffatti. I freddoruvidi erano abbondanti e sgradevoli e tutti pareva volessero regalarli agli altri. C’era molta tristezza, paura e diffidenza e tutto questo era iniziato con la venuta della strega, che aveva convinto le persone che a forza di scambiarsi caldomorbidi un giorno non lontano avrebbero potuto cercare nel proprio sacchetto caldo e scoprire che erano finiti.

Passò ancora del tempo ed un giorno una graziosa e florida donna nata sotto il segno dell’Acquario giunse in quel paese sfortunato portando il suo sorriso limpido e caldo.

Essa non aveva mai sentito parlare della strega cattiva e non nutriva alcun timore che i suoi caldomorbidi finissero. Li dava liberamente anche quando non erano chiesti. Molti la disapprovavano perché pensavano che fosse sconveniente che i bambini vedessero queste cose e temevano dei guasti nella loro educazione

Ma essa piacque molto ai bambini, tanto che la circondavano in ogni momento. Ed anche loro cominciarono a provare gusto nel dare agli altri caldomorbidi quando gliene veniva voglia. I benpensanti corsero ben presto ai ripari facendo approvare una legge per proteggere i bambini da un uso spregiudicato di caldomorbidi. Per questa legge era un crimine punibile dare caldomorbidi ad altri che non alla persona per cui si aveva avuta la licenza. E per maggiore garanzia queste licenze di darsi caldomorbidi si potevano avere per una sola persona e spesso duravano tutta la vita.

Molti bambini comunque fecero finta di non conoscere la legge e in barba a questa continuarono a dare ad altri caldomorbidi quando ne avevano voglia o quando qualcuno glieli chiedeva. E poiché c’erano molti, molti bambini… così tanti forse quanto i benpensanti… cominciò ad apparire chiaro che la cosa era molto difficile da contenere.

A questo punto sarebbe interessante sapere come andò a finire. Riuscì la forza della legge e dell’ordine a fermare i bambini? Oppure furono invece i benpensanti a scendere a patti? E Luca e Vera, ricordando i giorni felici dove non c’era limite di caldomorbidi, ricominciarono a donarli ancora liberamente?

La ribellione serpeggiava ovunque nel paese e probabilmente toccò anche il luogo dove vivete. Se voi volete, ed io sono sicuro che voi vogliate, potete unirvi a loro a dare e chiedere caldomorbidi, e in questo modo diventare autonomi e sani senza più il rischio che la vostra spina dorsale si ripieghi soffrendo e possa appassire.”

(Claude Steiner 1969)

lunedì 29 settembre 2008

Coppia: dieci regole per stare bene assieme!




Non pretendete di dividere tutto con il partner. "Separarsi" ogni tanto fa bene: ricordare che oltre all’amore c’è il resto del mondo.

Fate sì che i vostri corpi diventino "amici": coltivate il piacere di dormire abbracciati, di toccarvi, di fare la doccia insieme...

Trovate un collega con il quale confidarvi e sfogare le eventuali insoddisfazioni professionali: il partner non può assorbire sempre il vostro malcontento. Col tempo potrebbe diventare insofferente.

Festeggiate i vostri anniversari. I rituali creano uno stacco dalla routine quotidiana e sono il pretesto per "fare il punto" della situazione affettiva.

Non cercate di "cambiare" il partner. Si può chiedergli di modificare un atteggiamento che vi dà fastidio, ma se non vi accontenta forse è perché non può cambiare.

Non rinunciate a sperimentare. Anche se sul piano sessuale tutto funziona a meraviglia, cercate di scoprire le corde più nascoste del vostro erotismo e del suo.

Non esagerate in tattiche, strategie, bugie. Il mondo di Beautiful è solo in tv: nella quotidianità, sincerità e comunicazione diretta sono una grande atout per la durata.

Giocate con il partner. Soprattutto non vergognatevi di mostrare il vostro lato più infantile e spontaneo: questo dà la misura di quanto potete affidarvi l’una all’altro.

Non rovesciate nella coppia i vostri problemi psicologici. E resistete alla tentazione di usare il partner come uno psicoterapeuta: lui non può aiutarvi realmente (è troppo coinvolto con voi) e prima o poi vi vedrebbe come un paziente da curare, non una persona da amare.

Ricordate di dire spesso al vostro compagno quello provate per lui. Lo sa già? Non importa: sentirselo ripetere è diverso.

Tratto da Cesare De Monti (http://www.demonti.net/)

Carta dei diritti assertivi


CARTA DEI DIRITTI ASSERTIVI

• Il diritto di essere trattato con rispetto e dignità.

● Il diritto di avere sentimenti e opinioni personali e poterli esprimere.

• Il diritto di fare qualsiasi cosa, purché non danneggi nessun altro.

• Il diritto di valutare i miei bisogni, di stabilire priorità e di prendere decisioni personali.

• Il diritto di fare richieste ad un’altra persona, dal momento che riconosco all’altro l’identico diritto di rifiutare.
• Il diritto di avere idee, opinioni, punti di vista personali e non necessariamente coincidenti con quelli degli altri.
• Il diritto di chiedere aiuto.
• Il diritto di dire “No” alle richieste altrui senza sentirsi in colpa.
• Il diritto di cambiare e di dire: non capisco.
• Il diritto di sbagliare.
• Il diritto di chiedere chiarimenti e di essere informato.
•Il diritto di riuscire e di avere successo.
• Il diritto a provare piacere e soddisfazione e di dire: non mi interessa.
• Il diritto al riposo, all’isolamento, rimanendo assertivo.

domenica 28 settembre 2008

L'Autostima non si acquista, volersi bene è una conquista!


I DIECI COMANDAMENTI PER UN BUON LIVELLO DI AUTOSTIMA


• Ricordati che puoi scegliere
• Essere responsabili delle proprie scelte
• Essere responsabili non significa farsi carico di doveri.
• E’ importante distinguere tra quello che puoi e quello che non puoi
controllare
• Autostima e minaccia psicologica sono inversamente proporzionali
• Accettare non significa APPROVARE
• Riconoscere l’impegno investito per sopravvivere.
• Focalizzazione sui successi più che sui fallimenti
• Vivere il momento presente
• Allenarsi ad accettare che le cose possono cambiare

INDIZI NEGATIVI: LA PERSONA CHE HA UNA BASSA AUTOSTIMA

• Tende continuamente ad autocriticarsi per ogni errore, imperfezione, difetto.

• E’ ipersensibile alle critiche e si offende facilmente per ogni piccola osservazione.

• E’ indecisa e non sa mai cosa fare.

• Ha sempre bisogno di essere accettata dagli altri e teme il loro giudizio, perciò tende ad essere compiacente.

• E’ perfezionista e quindi è sempre insoddisfatta di sé.

• Si sente spesso in colpa ed esagera l’entità dei suoi errori.

• E’ sempre ostile, irritabile ed esplode facilmente per cose di poco conto.

• Ha un forte senso del “dovere”: dover essere, dover sentire, dover fare…

• Ha sempre bisogno di criticare e c’è sempre qualcosa che non va nelle situazioni e nelle persone che incontra (estroflessione nell’ambiente del dialogo interno critico).

• Tende a rimandare impegni o a rinunciare.

• Ha tendenza ad evitare esperienze sociali o lavorative che richiedono un’esposizione personale

• Ha tendenze depressive, vede tutto nero…la propria vita, il futuro, è incline a un' indifferenza generalizzata al piacere di vivere e alla vita stessa.



INDIZI POSITIVI: LA PERSONA CHE HA UNA BUONA AUTOSTIMA



• Crede fermamente in alcuni valori e principi, ma è disposta a modificarli se nuove esperienze le dimostrano di essere in errore; in altre parole non è rigida.

• E’ capace di agire come ritiene più giusto, senza sentirsi colpevole se qualcun altro non è d’accordo con lei.

• Vive il più possibile nel presente, lasciando da parte il passato e non preoccupandosi ossessivamente per il futuro.

• Ha fiducia nelle sue capacità, ma è disposta a chiedere aiuto in caso di bisogno.

• Si confronta con gli altri in modo sereno, solo su determinati aspetti, cercando di imparare dagli altri ad essere migliore, sentendosi comunque uguale agli altri evitando sentimenti di inferiorità e superiorità.

• Ritiene di avere valore per le persone con cui ha rapporti di amicizia e di amore; in caso contrario, è disposta ad interrompere relazioni insoddisfacenti.

• Non si fa manipolare dagli altri, pur essendo disposta a collaborare con loro.

• Riconosce e accetta in se stessa la presenza di emozioni e sentimenti sia positivi sia negativi, come parte della vita di tutti gli esseri umani.

• Sa gioire di attività diverse ed è flessibile.

• E’ sensibile ai sentimenti e ai bisogni degli altri.



QUALE E' IL TUO RAPPORTO CON L'AUTOSTIMA?


Valuta con un punteggio da 1 a 5 le seguenti affermazioni. 5= sempre/moltissimo;
4= molto/spesso; 3= spesso/di frequente; 2= raramente/poco; 1= mai/affatto


Mi sento soddisfatto/a del mio lavoro attuale
Mi sento soddisfatto/a del mio percorso professionale e delle prospettive future
Sono disposto/a a rischiare
Ritengo importante proseguire la mia istruzione
Generalmente cerco di riconoscere le qualità positive negli altri
Riesco a portare a termine quello che comincio
Mi sento a mio agio in nuove situazioni sociali
Accetto e apprezzo i complimenti che ricevo
Non ho difficoltà ad esprimere la mia opinione davanti agli altri
Riconosco i miei successi
Sono una persona ottimista
Sono in grado di prendere decisioni
Godo di una buona condizione fisica
Sono rispettato dagli altri così come sono
Mi propongo agli altri in modo positivo
Sono un buon ascoltatore
Sono responsabile delle scelte e delle mie azioni
Mi piacciono le discussioni controverse
Riesco ad affrontare i miei errori con umorismo
Non ho difficoltà a chiedere aiuto quando ne ho bisogno
Considero gli ostacoli una sfida stimolante
Sono responsabile dei miei pensieri e delle mie azioni
Esprimo i miei sentimenti in maniera diretta
Conduco una vita equilibrata
Affronto la vita con entusiasmo
Quando parlo con una persona la guardo negli occhi
Mi piaccio così come sono
Prendo cura del mio aspetto fisico
Mi mantengo in forma

Da 120 a 150: il tuo livello alto di autostima ti permette di scegliere, assumere rischi e
vivere con soddisfazione.
Da 90 a 119: hai un buon livello di autostima e puoi fare ancora molto per conoscere
le tue risorse.
Da 60 a 89: gli elememti fondamentali del'autostima sono presenti ma probabilmente
ci sono dei punti deboli che sarebbe opportuno individuare e ridefinire.
Fino a 59: forse spesso senti di non avere un gran valore, ma puoi migliorare molto il
concetto che hai di te.