“Ma le metafore non sono puramente cose da
oltrepassare. Infatti uno può vedere al di là di esse usando altre metafore. E’
come se la capacità di comprendere l’esperienza attraverso la metafora fosse un
senso, come la vista, o l’udito o il tatto”.
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L'AMORE E' UN VIAGGIO |
G. Lakoff, M. Johnson
Il Counseling è un termine inglese praticamente intraducibile nella lingua italiana, se non in forma eccessivamente letterale di consulenza. Esso è una forma di relazione di aiuto, che insieme alla psicoterapia, pur differenziandosene, ha lo scopo di offrire al cliente, l’opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiari gli schemi di pensiero e di azione, per vivere “più ingegnosamente”, essendo cioè capace di fare un miglior uso delle proprie risorse rispetto ai propri bisogni e desideri (Giusti-Mattachini-Merli-Montanari 1993 p.9).
Il Counseling è un termine inglese praticamente intraducibile nella lingua italiana, se non in forma eccessivamente letterale di consulenza. Esso è una forma di relazione di aiuto, che insieme alla psicoterapia, pur differenziandosene, ha lo scopo di offrire al cliente, l’opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiari gli schemi di pensiero e di azione, per vivere “più ingegnosamente”, essendo cioè capace di fare un miglior uso delle proprie risorse rispetto ai propri bisogni e desideri (Giusti-Mattachini-Merli-Montanari 1993 p.9).
E’ interessante consapevolizzare per il counselor come
la metafora può essere il linguaggio analogico in grado di far cambiare schemi
– percettivo disfunzionali nel cliente. La metafora utilizza lo stesso modulo
epistemico del counselor. Essa può sottolineare qualcosa, suggerire una soluzione,
abbassare la critica, accrescere le motivazioni, ristrutturare una situazione:
“La metafora è uno dei mezzi più adatti alla ristrutturazione per il
cambiamento di contesto perché fa percepire in modo diverso una determinata
esperienza e ciò fa cambiare l’interpretazione e quindi anche il significato di
quella stessa esperienza” (A. Pacciolla 1991 p. 92). Allo stesso modo
l’approccio semi-direttivo, debitore della filosofia rogersiana, agisce
aiutando il cliente ad autoesplorarsi. La metafora agendo indirettamente nella
comunicazione agevola l’insight nel cliente. Si pensi a determinate
persone le quali innalzano subito la critica o oppongono resistenza rispetto a
idee che vengono presentate in modo diretto: “La metafora è una comunicazione
analogica che permette al cliente di riconoscere sé stesso, i suoi problemi e
le possibili nuove alternative in modo indiretto e senza alcuna minaccia[…]La
metafora dovrebbe essere un contenitore accettabile che maschera un contenuto
che potrebbe essere rifiutato. E’ come lo zucchero e il colorante per meglio
mandar giù una pillola amara ma utile” (A.Pacciolla 1991 pp. 80 – 262).
Mentre si dà
alla mente conscia un messaggio (in forma di concetti, idee, storie, immagini)
che la tiene “occupata”, si invia di nascosto alla mente inconscia un altro
messaggio terapeutico tramite l’implicazione e la connotazione. Mentre la mente
conscia è all’ascolto degli aspetti letterali dell’aneddoto, le suggestioni
accuratamente predisposte che vi sono inframmezzate attivano associazioni inconsce
e significati variabili che “traboccano” infine nella coscienza [Erickson e
Rossi 1976 p. 509].
In questo articolo viene
presa in considerazione l’ipotesi che la metafora può essere uno strumento
utile al fine del cambiamento voluto dal cliente “La metafora deve invitare
simbolicamente e delicatamente il cliente ad accorgersi che intorno a lui vi
sono migliori opzioni e possibilità. Il simbolismo deve aiutare il cliente a
convincersi, senza spaventarsi, che il cambiamento è possibile[…]La metafora è
efficace perché invita il soggetto a ricercare una risposta con una modalità
insolita: rispondere ad una situazione simile alla sua ma al di fuori
del suo contesto” (A. Pacciolla 1991 pp. 74 e 88). Il linguaggio figurato è un efficace strumento
nei processi di cambiamento, in quanto, utilizzato nel “momento opportuno”
dal counselor, può creare nella mente del cliente spazi di possibilità e
azione, che prima non erano attivi nel suo campo esistenziale. La metafora
ha il potere di ristrutturare, attraverso un “corto circuito mentale”,
l’orizzonte del soggetto: “La metafora[…]deve invitare simbolicamente e
delicatamente il paziente ad accorgersi che intorno a lui vi sono migliori
opzioni e possibilità. Il simbolo deve aiutare il paziente a convincersi, senza
spaventarsi, che il cambiamento è possibile” (A. Pacciolla 1991 p. 74). La
metafora così intesa non è un mero esercizio letterario o poetico, come è stata
intesa per millenni secondo l’ipotesi aristotelica. E’ piuttosto, come
sostengono G. Lakoff e M. Johsono, il
modo attraverso il quale strutturiamo i concetti e la realtà.
La metafora, secondo George
Lakoff e Mark Johnson, è un fenomeno di pensiero, prima che evento linguistico,
in grado di strutturare, comprendere ed informare le nostre esperienze: “La
metafora è in primo luogo una questione di pensiero e azione e solo in modo
derivato una questione di linguaggio” (G.Lakoff, M.Johnson 1998b pp. 180 –
190).
La metafora, secondo la
linguistica cognitiva, rappresenta un dispositivo cognitivo che affonda le
proprie radici a livello dell’apparato senso–motorio e in schemi preconcettuali
(image schemata) in grado di strutturare, orientare il nostro pensiero e
conferire senso alle nostre azioni quotidiane. George Lakoff e Mark Johnson
corroborano la propria teoria riferendosi a ciò che avviene dal punto di vista
neurale, ovvero descrivono la formazione delle mappature incrociate come
derivanti da una continua ripetizione di pattern all’interno del sistema
cerebrale. L’enunciato linguistico altro non è che un epifenomeno dell’attività
cognitiva ovvero la realizzazione concreta delle metafore cognitive soggiacenti
nel pensiero. L’analisi di come è costruita la mappatura metaforica e la sua
conoscenza facilita il counselor nella creazione e costruzione di nuove metafore
per il cliente: “Non è tanto importante ripetere delle buona metafore […]quanto
invece saper inventare o creare o confezionare su misura delle adatte e
appropriate[…]Non c’è nulla di più convincente che una storia o un esempio
conforme ai principi e ai processi mentali dell’interlocutore”. (A.Pacciolla
1991 p. 92). Il counselor è allora, come un sarto che confeziona su misura l’abito essendo egli in grado di
riconoscere il tipo di personalità del cliente da come egli ama vestirsi. La
storia narrata dal counselor dovrà essere strutturata a partire da un
isomorfismo con la configurazione dei vissuti del cliente: “La metafora
isomorfica è quella che ha un parallelismo strutturale che ricopia una
situazione in trattamento. Ad una signora che ha il problema di due figlie che
si accapigliano le si dovrebbe parlare di un giardiniere che dovrebbe curare
due roseti che si arruffano e s’ingrovigliano reciprocamente” (A. Pacciolla
1991 p. 89). Conoscere la struttura delle mappature metaforiche, agevola la
consapevolezza nell’operatore al crearne di nuove e non solo alla comprensione
di quelle già presenti nel sistema metaforico del cliente. Analizziamo la
struttura della metafora IL TEMPO E’
DENARO.
George Lakoff e Mark
Johnson, per descrivere l’influenza della cultura nella strutturazione
dell’esperienza, analizzano il modo in cui viviamo il TEMPO. Nella moderna
cultura occidentale “viviamo” il TEMPO ricorrendo alla metafora concettuale IL
TEMPO E’ DENARO.
Le
espressioni linguistiche che rivelano la presenza di questa metafora
concettuale sono:
Mi
stai facendo perdere del tempo.
Come spendi
il tuo tempo?
Quella
gomma a terra mi è costata un’ora.
Sta finendo
il tempo a tua disposizione.
Ho perso
parecchio tempo quando ero malato.
Vale
il tempo che ci perdi.
Non
stai usando il tuo tempo in modo proficuo.
In
questo modo risparmieremo alcune ore.
Il tempo è considerato nelle
moderne società industriali alla stregua di una merce di valore, dunque ci
comportiamo come se il tempo fosse una merce di valore e concepiamo il tempo
alla stessa maniera: “Nella nostra cultura IL TEMPO E’ DENARO in molti modi diversi:
negli scatti delle telefonate, nei salari a ore, nelle tariffe delle camere
d’albergo, nei bilanci annuali, negli interessi sui prestiti, e nel pagare il
proprio debito alla società scontando una condanna. Tutte queste pratiche sono
relativamente recenti nella storia della razza umana, e non sono assolutamente
comuni a tutte le culture. Esse si sono costituite nelle moderne società
industriali e oggi strutturano le nostre fondamentali attività quotidiane in
modo profondo[…].Tale concettualizzazione del tempo non è necessariamente
l’unica possibile per gli esseri umani; essa dipende dalla nostra cultura. Vi
sono culture in cui il tempo non è nessuna di queste cose” (G. Lakoff, M.
Johnson 1998a pp. 26 – 27).
I concetti metaforici che
utilizziamo per comprendere il tempo ci restituiscono una struttura parziale
dello stesso: “E’ importante sottolineare che la strutturazione metaforica qui
implicata è solo parziale e non totale. Se fosse totale, un concetto
coinciderebbe completamente con un altro e non sarebbe soltanto compreso in
termini di un altro. Ad esempio, il tempo non è realmente denaro. Se noi
spendiamo il nostro tempo cercando di fare qualcosa e non ci riusciamo, non
possiamo riavere indietro il nostro tempo. Non ci sono banche del tempo. Io
posso sprecare del mio tempo, per te, ma tu non puoi restituirmi quello stesso
tempo, anche se puoi sprecare a tua volta la stessa quantità di tempo per me, e
così via. Una parte del concetto metaforico quindi non si adatta né può
adattarsi alla situazione reale” (G. Lakoff, M. Johnson 1998a p. 32).
Questo è particolarmente
prezioso da tenere in considerazione nel counseling. Ad esempio un cliente che
vive il tempo prevalentemente come denaro –IL TEMPO E’ DENARO- potrà essere
avvicinato a vivere il tempo come relazione - IL TEMPO E’ RELAZIONE-. La
memorizzazione e l’ uso di tale metafora nel proprio sistema cognitivo gli
permetterà di attivare un diverso modo di relazionarsi con la realtà. Diverrà
un nuovo e potente “abito”, rispetto a quelli da lui conosciuti ed esperiti. Il
tempo vissuto ed agito come relazione permetterà al cliente di sperimentare
sentimenti nelle relazioni umane di gratitudine (cfr. Montuschi, 1997). In tal
caso verrà data maggiore dominanza alla sfera dell’essere piuttosto che del
fare. Le relazioni verranno vissute sulla modalità Io – Tu (soggetto – soggetto) piuttosto che
Io – Esso (soggetto – oggetto) (Cfr. M. Buber, 1993). Questo diventa per la
persona che richiede aiuto aumento di
ben – essere psic –fisico. Così l’uso di
più metafore, l’integrazione di nuove metafore a quelle già presenti nel
sistema concettuale del cliente, permette di cogliere aspetti della realtà
prima non contemplati.
Possiamo concludere con una
riflessione di Hannah Arendt, la quale ne “La vita della mente” così
si esprime: “Ed è in questa sfera che
per mezzo della metafora il linguaggio della mente fa ritorno al mondo della
visibilità per illuminare ed approfondire ciò che non si può vedere ma può
esser detto[…]Concedendosi all’uso metaforico il linguaggio ci permette di
pensare, cioè di avere commercio con il non – sensibile, proprio perché ci
consente di “portare oltre” le nostre esperienza sensibili. Non vi sono due
mondi, proprio perché la metafora li unisce”(H. Arendt 1987 p. 196 – 197).
BIBLIOGRAFIA
Arendt
Hanah, (1987), La vita della mente, Il Mulino, Bologna.
Buber
M. (1993), Il principio dialogico, San Paolo, Milano.
Erickson
M. - Rossi E. (1976), La comunicazione a due livelli e la microdinamica
della trance e della suggestione, vol. 1, Astrolabio, Roma.
Giusti E., Mattacchini C., Merli C., Montanari C.
(1993), Counseling professionale dalla consulenza psicopedagogia alla
terapia, Quaderni A.s.p.ic., Roma
Giusti E., Ciotta A. (2005), Metafore
nelle relazioni d’aiuto e nei settori formativi,Sovera, Roma.
Lakoff George e Mark Johnson (1980), Metaphors We Live By, University of Chicago
Press, Chicago, Illinois, USA, trad.it. Metafora
e vita quotidiana, Bompiani Milano, 1998a.
Lakoff
George e Mark Johnson (1998b), Elementi
di linguistica cognitiva,
Quattroventi, Urbino.
Montuschi
F. (1997), Fare ed essere. Il prezzo della gratuità nell’educazione,
Cittadella Editrice, Assisi.
Pacciolla Aureliano (1991), La comunicazione metaforica: il linguaggio analogico in psicoterapia,
Ed. Borla, Roma.
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