venerdì 17 aprile 2009

E quando la coppia litiga, che fare?




Ecco un compito che i coniugi Serge e Anne Ginger, due terapisti francesi della Gestalt, offrono alla coppia per superare i momenti d’ incomprensione ed evitare di ferirsi inutilmente.

● Quando litigate, concedete 10 minuti cronometrati di parole al vostro partner, senza interromperlo in ascolto attento e senza “diritto di risposta” (così, non si distacca dall’ascolto, per preparare la risposta o la difesa).
Eventualmente, ci si può accontentare di riformulare ciò che si è capito, con le proprie parole, per assicurarsi di aver ben compreso, ripetendo le parole forti o cariche che si ricordano. “Tu mi hai detto che…tu hai insistito su…Tu hai utilizzato la parola”.
Bisogna sopratutto evitare di reclamare i propri 10 minuti per “ristabilire la verità”.
Non si tratta di ricercare la verità, ma di percepire il sentire dell’altro, qualsiasi esso sia, di riconoscergli il diritto di espressione.
Ovviamente, un in un’altra occasione sarà l’altro componente della coppia ad esprimersi, evitando così la scalata infinita e senza uscita di argomentazioni e controargomentazioni.

Questo esercizio è biograficamente narrato, nel libro di Milton H. Erickson, “La mia voce ti accompagnerà”, quando racconta del matrimonio dei suoi genitori sposati per quasi settantacinque anni.
Così narra: “ Quando eravamo sposati da poco, mia moglie chiese a mia madre: “Quando tu e papà siete in disaccordo, che succede?”
“Io dico liberamente la mia, poi me ne sto zitta”, rispose mamma.
Allora lei uscì in giardino, e chiese a mio padre: “Che facevi, quando tu e mamma eravate in disaccordo?”. “Dicevo quello che dovevo dire, e poi me ne stavo zitto”, rispose mio padre.
“Beh e poi che succedeva?” chiese Betty.
“L’uno o l’altro di noi faceva a modo suo. Funzionava sempre” disse mio padre.


Nella coppia come nelle relazioni umane in senso lato, occorre saper attivare un ascolto profondo-attivo ed empatico nella comunicazione.
Nell’affrontare argomenti delicati, attivare un dialogo rispettoso.
Lo psicosociologo Jacques Salomè raccomanda qualche regola di “igiene relazionale”.
Sono da evitare i comportamenti verbali che formano una sorta di muro tra i due partner.
Vediamo quali.

● Le ingiunzioni: che dicono al partner cosa fare, invadendo la sua libertà. (“Devi perdere questa abitudine”, “Dovresti dimagrire”).

● Le dequalificazioni: che danneggiano la stima di sé (“Non sei abbastanza femminile”, “Non capisci mai niente”).

● Il ricatto affettivo: che rende l’altro responsabile delle nostre sofferenze. (“Dato che mi hai rifiutato questo favore esco da solo”).

● Le accuse che cominciano con il “tu”: poiché uccidono il dialogo e creano l’innalzamento delle difese nell’altro. Invece di dire “Tu non mi consideri mai”, è meglio dire “Non mi sento considerata da te”.

Ecco alcune regole pratiche per un bisticcio innocuo e produttivo.

1) Determinare l’oggetto della controversia
2) Limitare l’oggetto della controversia
3) Non interrompere colui che accusa
4) E’ vietato ritorcere un’accusa diversa contro l’altro.
5) Concordare il luogo e il tempo dove “affrontarsi”
6) Evitare di fare ricorso al museo coniugale
7) Non superare la soglia di vulnerabilità dell’ altro
8) Considerare il litigio come il risultato di condotte reciproche e non come “è tutta colpa dell’altro”.


Mi piace gustare con voi questo pensiero di una terapeuta della coppia:


"Il mio lavoro consiste nel passare ore ad ascoltare storie. Sono venticinque anni che lo faccio e non sono ancora stanca. E’ di certo il mio modo per contemplare il mistero della vita. Il dolore, le rabbie, lo sconforto, le paure e le rinascite a cui mi espongo finiscono per svegliare in me una commozione che mi fa sentire vicina al cuore delle cose. E lì, incontro una pace. Non è sempre stato così. Per anni paladina, ho cercato di mettere io la pace nei cuori altrui. Poi col tempo, ho addomesticato il mio orgoglio, ho imparato a tollerare la fragilità e a fidarmi dello smarrimento. Nell’ascolto a donarmi. Ho imparato sulla pelle che dove c’è ordine c’è dolore. Così le vite ragionevoli hanno smesso di interessarmi e il caos di farmi paura".
Anna Fabbrini

Dott. Andrea Duranti

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