giovedì 10 settembre 2015

L’emozione dell’ invidia può essere una mia alleata di crescita?




L’esistenza è forza che può conservarsi solo espandendosi (Spinoza, “Etica”)

L’invidia è un’emozione umana che tutti più o meno nella vita provano o si permettono di sentire. Etimologicamente invidia viene dal latino in –videre, ovvero guardare di malocchio. Oggetto di tale sguardo è ciò che l’altro ha e che si vorrebbe avere ed è sostenuta dal seguente pensiero implicito:

Perché lui/lei si ed io no?

Quando l’emozione dell’invidia diventa passione essa diventa pervasiva e invalidante.

Intendo per passione un’emozione che si esaspera e che rende la persona dominata da tale vissuto. Quando un’emozione diviene passione,  la libertà di scegliere quale comportamento agire nell’ambiente di vita diminuisce sempre più, andando nel versante della coazione inconsapevole del comportamento.
Tipica manifestazione della persona che si identifica nella polarità dell’invidia, è che svilupperà emozioni come il  rancore e la rabbia e metterà in atto comportamenti quale la delazione, il pettegolezzo e  la maldicenza. Eloquente a tal proposito la frase di Esopo: “La volpe che non riesce a raggiungere l’uva perché troppo alta per lei, dirà che l’uva è cattiva”.
Spesso la persona può coprire l’emozione dell’invidia con l’emozione della  vergogna. Questo perché  uno dei messaggi impliciti presenti nei gruppi sociali, interiorizzato dal bambino nel suo processo di crescita,  è che l’invidia è un’ emozione negativa e come tale è meglio non sentirla e non provarla.
Occorre fare a questo punto, una premessa psicologica importante e significativa per vivere bene anche le emozioni sgradevoli. Essa può essere riassunta nel seguente messaggio:
“Non tutto quello che provo va agito nel comportamento, ma tutto ciò che sento è ok sentirlo e posso dargli spazio e ascolto nella mia casa interiore”.
Se  creo all’interno di me uno spazio di ascolto (e in questo vengono in aiuto le pratiche della Meditazione orientale –Vipassana o Zen  e della Mindfulness occidentale) per l’emozione dell’invidia quando la contatto, posso interrogarla e creare un ‘alleanza con lei per comprendere quale reale bisogno il mio corpo o la mia persona vuole  soddisfare grazie al segnale inviato da quest’ emozione.
Allora quali sono le domande che posso rivolgere all’emozione dell’invidia affinché diventi  un sentimento funzionale ed adattivo per la mia vita?

Vediamo le domande da poter rivolgere  a tale vissuto emotivo con contenuti cognitivi

Ascoltandolo e osservandolo posso chiedergli:

• Cosa mi stai dicendo?
• Cosa l’Altro ha o è, che io non ho e che vorrei avere od essere?
• Come posso mobilitarmi per fare e darmi ciò di cui ho bisogno?

Ecco che contattando tale emozione, osservandola e ascoltandola posso comprendere, ad esempio, che può esserci un desiderio di essere maggiormente realizzato nel lavoro o nella vita affettiva e posso iniziare a mobilitare le mie energie in modo costruttivo per raggiungere l’obiettivo per me necessario.

Quale è l’antidoto da sviluppare polare all’emozione dell’invidia?

Secondo l’Enneagramma (enneatipo 4) esso è la virtù dell’equanimità.
Equanime è secondo il dizionario Treccani colui che  è di animo sereno e imparziale in ogni caso e verso chiunque.
 Dunque sviluppare e coltivare equanimità significa riconoscere e divenire consapevoli che ciò che abbiamo ci basta nel presente e possiamo coltivare la fiducia di costruire frecce di speranza per il futuro.
A questo punto l’invidia,  non è più un ‘emozione o vizio che si incancrenisce nella psiche e nel corpo (somatizzazione tipica dell’invidioso è l’apparato digerente  con seguenti disturbi: coliti, diverticoliti, malattie epatiche) , non è più un guardare l’Altro con un moto di impotenza interna che mi arena in una rabbia implosa che non permette la mia  crescita  umana –,  ma diventa se emozione lavorata attraverso la consapevolezza, motore (sana competizione), energia per esprimermi e realizzarmi  e raggiungere ciò di  cui ho bisogno per esserci pienamente nel mondo.

Per chi vuole approfondire il tema ecco alcuni testi suggeriti:

• U. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, 2003, Milano.
• L. Masi, Vizi capitali e psicopatologia, Paoline, 2015, Milano.
• G. Ventimiglia, Vizi. Esercizi per casa, Apogeo, 2007, Milano.


sabato 28 marzo 2015

L'autobiografia come cura di sé



Qui di seguito vi rimando ad un articolo che ho scritto e  pubblicato nella rivista on line della Scuola di Counseling Relazionale Cipa che opera in collaborazione con l'Università di Tor Vergata di Roma.
E' un articolo riguardante il tema dell'autobiografia come cura del proprio sè che può essere praticata sia privatamente che nel setting di counseling individuale e/o di gruppo.

Buona lettura!

           Qui sotto puoi cliccare il link che rimanda all'articolo della rivista:


Articolo "L'autobiografia come cura di sé"



sabato 28 febbraio 2015

Intervista: la vita filosofica del filosofo pratico.






Oggi voglio presentarvi questo bel video di Will Heutz uno psicologo e filosofo pratico olandese che in questa intervista condotta da Ran Lahav (counselor filosofico di fama internazionale), presenta la Pratica filosofica e il valore della formazione filosofica per le persone. Il video "La vita filosofica del filosofo pratico" è contenuto nello spazio di Agora project, un contenitore di video - interviste  di vari Counselor Filosofici a livello internazionale. 
La filosofia viene descritta come amore della saggezza che diventa preparazione alla vita, momento riflessivo di mediazione tra se e la vita per poi stare nelle cose nell'immediatezza e nella percezione di pienezza del presente vissuto.
 L'autore indica il detto zen in cui  "il dito che indica la luna non è la luna", ovvero che il momento filosofico non è il momento della vita quotidana, ma è uno spazio personale e interpersonale tra il counselor filosofico e il cliente di preparazione alla vita. 
 Lo spazio relazionale che si instaura con il counselor filosofico e il cliente è un qualcosa che, al di là dei costrutti  psicologici creati per spiegarlo, appartiene al mistero della relazione umana.
Lo studio dei testi filosofici occidentali e orientali inoltre permette a chi ci si avvicina di farli propri e metabolizzarli e sviluppare così un 'attitudine filosofica alla vita oltre che ad affinare la mente. Possono diventare delle lenti che permettono di vedere il reale in modo diverso rispetto agli abituali schemi di lettura della realtà. 
L'autore suggerisce l'interazione feconda che può nascere tra la Filosofia e le Scienze Umane. Integrazione è la parola chiave che permette alle varie episteme di interrelarsi e fecondarsi vicendevolmente. 

Buona visione!

Qui in basso puoi cliccare sull'icona e vedere il video:



La vita filosofica del filosofo pratico
La vita filosofica del filosofo pratico




sabato 21 febbraio 2015

Perchè la Filosofia ci aiuta a vivere meglio

IL DISCERNIMENTO
L'ACCETTAZIONE AMOREVOLE
IL CAMBIAMENTO POSSIBILE


Ecco un bel video, chiaro e sintetico del Filosofo  Alain de Botton, che ha riassunto in alcuni punti come la Filosofia Occidentale nella sua storia ha evidenziato quei nodi che rendono gli uomini poco saggi.  

Ecco cinque punti, presenti nel video, che intrappolano gli esseri umani alla non fluidità rispetto alla realtà vissuta ed esperita nella quotidianità:

1)Non ci poniamo grandi domande.
2)Siamo vulnerabili agli errori del senso comune.
3)Siamo mentalmente confusi.
4)Abbiamo idee poco chiare su ciò che ci rende felici.
5)Ci facciamo prendere dal panico e perdiamo la visione d'insieme delle cose.

Tale breve focus è la base delle odierne Pratiche Filosofiche.
La Filosofia e la Pratica Filosofica sono un sapere e un fare che se vissuti in maniera incarnata permettono alle persone di allargare e modificare la propria visione del mondo.

Buona visione!

Qui in basso puoi cliccare sull'icona per vedere il video:



                          Perchè la Filosofia ci aiuta a vivere meglio