giovedì 24 febbraio 2011

I Quattro Pericoli nell'Amicizia



Ecco il pensiero di Anselm Grun, teologo e psicanalista junghiano, in merito ai pericoli che si possono insidiare in un rapporto di amicizia e che si possono tenere a mente per far si che l'amicizia rimanga solida e viva tra le due parti. Partendo dal presupposto che nelle relazioni umane nulla è scontato o da dare per scontanto. Il testo è tratto da: "Il breve libro dell'amicizia" de Anselm Grün, Editrice Queriniana, Brescia, 2004, pp. 62-65.

"Non è detto che l'amicizia funzioni. Quattro in particolare sono i pericoli che minacciano l'amicizia citati dagli scrittori. George Bernanos indica nella noia il nemico più grande: "Nessuna amicizia può resistere alla noia". Quando gli amici non hanno più nulla da dirsi, quando si sono abituati l'uno all'altro ma non sono più aperti a qualcosa che va al di là di loro stessi, la noia ucciderà l'amicizia. Il flusso tra gli amici è interrotto. L'amicizia secca, si arena. La noia nasce ogni volta che la sorgente della fantasia e della creatività si inaridisce. Spesso la causa di tutto ciò è il nascondere all'altro i propri sentimenti. Ma quanto più ci si trattiene dall'esprimerle, tanto meno le emozioni possono fluire in noi e tra di noi. Perdiamo gradualmente la capacità di vivere la bellezza in modo intenso. Meno parliamo dei nostri sentimenti e delle nostre esperienze, più si spegne la capacità di vivere qualcosa. E questo irrigidimento si trasforma in tedio. Ciascuno dei due annoia all'altro, invece di raccontare, pieno di entusiasmo, le proprie esperienze ed emozioni.

Il secondo pericolo consiste nell'attività eccessiva. Chi è sempre impegnato, chi si rifugia nel lavoro, non solo non ha tempo per l'amicizia, ma diventa per di più incapace di essere amico di un'altra persona. Gli amici migliori non sono le persone baciate dal successo, bensì quelle che sono state colpite dal destino, che sono consapevoli delle proprie debolezze e dei propri limiti. L'amicizia necessita dell'apertura all'altro. Chi soffoca i propri sentimenti in mille attività, diventa incapace di condividerli con l'amico. Ma chi non ha più nulla di condividere non può essere amico di nessuno. Può godere dell'amicizia solo chi non si sottrae alla povertà del proprio io. Questa è la conclusione a cui giunge Goethe: "Solo a noi poveri, che possediamo poco o nulla, è concesso godere pienamente della gioia dell'amicizia. Non abbiamo altro che noi stessi. Ed è questo io che dobbiamo donare completamente".

Il terzo pericolo è costituito dalla mancanza di parità tra gli amici. "La preponderanza eccessiva di una parte turba l'amicizia", afferma il barone Adolf von Knigge. Se uno dei due amici si pone come sostegno, terapeuta, benefattore dell'altro, l'amicizia viene distrutta. L'amicizia ha bisogno di un 'io' e di un 'tu' posti sullo stesso piano. Ognuno dei due dona qualcosa all'altro. Ognuno arricchisce l'altro. Se una relazione tra chi aiuta e chi è aiutato si trasforma in amicizia, chi aiuta deve rinunciare alla sua posizione di superiorità e mettersi alla pari dell'amico. Se continua ad assumere il ruolo di padre o benefattore, distrugge così facendo l'amicizia. L'amico sente di venir curato e istruito, ma non amato per quello che è. E questo non è più amicizia.

La quarta minaccia all'amicizia , descritta da Ernst Raupauch, è collegata alla terza "L'eccesso di buone azioni indebolisce l'amicizia invece di rafforzarla". Esistono persone che donano troppo agli amici. Ciò suscita nell'amico la sensazione che l'altro voglia comprare la sua amicizia. Egli soffocherà questo sentimento, ma presto il sentimento represso lo porterà all'aggressività e infine alla durezza. E il cuore indurito è incapace di amicizia. Nell'amicizia non ci devono essere dislivelli come quello tra il ricco che dà e il povero che riceve, tra l'ignorante e il sapiente, tra il sano e il malato. L'amicizia ha bisogno di uguaglianza tra gli amici, altrimenti è a rischio".