lunedì 10 gennaio 2011

Il Counseling Filosofico




Nessuno di noi abita il
mondo, ma esclusivamente la propria
visione del mondo…
Non tutto il dolore è patologia.
Spesso il dolore è solo
ignoranza di sé
”.
Umberto Galimberti


Il Counseling Filosofico ha una precisa identità, ed appartiene alle varie forme delle pratiche filosofiche e del counseling ad indirizzo umanistico – esistenziale.
Esso nasce in Germania nel 1981 per iniziativa del filosofo Gerard Achenbach, il quale ha richiamato il ruolo d’importanza pratica che ha avuto la filosofia nella Grecia Classica.
Nasce così, nella metà degli anni Ottanta, tale approccio di relazione d’aiuto ove il counselor non cura il cliente, ma si prende cura di lui.
Il counseling filosofico è l’uso della filosofia al servizio dei dilemmi quotidiani. Non più relegata alle biblioteche com’è stato fatto negli ultimi secoli, la filosofia attraverso il counseling filosofico si riappropria della sua identità originaria, ovvero quella di essere al servizio dell’uomo. All’uomo concreto, fatto di ragione ed emozioni, immerso nel mondo reale fatto di lavoro, relazioni e sentimenti.

Il Counseling Filosofico è rivolto a chi è mosso dal desiderio di:

1) Risolvere dubbi e perplessità sul significato e il valore della vita.
2) Sbloccare i “crampi mentali” o posture logiche di pensiero poco feconde per
affrontare in modo funzionale l’ambiente.
3) Fare scelte di vita consapevoli.
4) Portare alla luce la propria implicita visione del mondo.
5) Analizzare la compatibilità tra le proprie credenze e lo stile di vita.

Il Counseling Filosofico s’inserisce in un processo recente, d’importanza della prassi nelle discipline filosofiche. E’ così nuovo tale processo? In realtà è stato Aristotele a distinguere, nell’Etica Nicomachea, per la prima volta nel pensiero occidentale, la filosofia pura, teoretica, dalla filosofia pratica, la sapienza, dalla saggezza: sophía (la più alta forma di conoscenza) da phrónesis (la conoscenza delle cose umane e dell’arte di condurle in modo buono ed efficace).

Il Counseling Filosofico è, allora, l’enfatizzazione della phrónesis nella sophía (Tanturli).
Come possiamo definire il CF? E’ una relazione d’aiuto in cui un esperto -il Counselor- offre al cliente la propria competenza al fine di risolvere e rispondere a specifiche domande dell’esistenza. Il Counselor Filosofico è una sorta d’agevolatore maieutico, di catalizzatore di processi decisionali e chiarificatori; faciliterà una valorizzazione maggiore delle risorse personali del cliente ed una maggiore possibilità d’espressione.

Ecco qualche definizione data da Filosofi che lavorano nell’ambito del CF.

“Il filosofo professionale non è necessariamente chiamato a rendere migliori le cose o ad aiutare a eliminare i problemi, ma piuttosto a renderli comprensibili nella loro complessità, in modo che l’altro possa vivere con essi, piuttosto che contro o a dispetto di essi". Petra Von Morstein, consulente filosofico canadese

“Come esperto nell’interpretazione delle visioni del mondo, il consulente filosofico aiuta i consultanti a scoprire i diversi significati che sono contenuti nei loro modi di vita ed esamina criticamente quegli aspetti problematici che rappresentano le loro difficoltà. Egli non offre teorie, ma piuttosto pratiche e strumenti per analisi concettuali, problematizzazioni, individuazioni di assunti nascosti, descrizioni, distinzioni, indicazioni di rapporti. Tali strumenti possono aiutare i clienti ad esaminare le loro della realtà criticamente ed a rivederle"visioni”. Ran Lahav, consulente filosofico israeliano

"L’obiettivo del consulente filosofico non è semplicemente rendere felici e soddisfatti i propri clienti, ma piuttosto chiarire e migliorare le loro idee e visioni del mondo attraverso un processo di riflessione critica. Si assume che tale riflessione possa spesso portare ad una soluzione dei problemi dei clienti, e che da ciò possano scaturire anche soddisfazione e felicità; ma il consulente filosofico si concentra sull’analisi delle visioni del mondo associate ai problemi esistenziali del cliente, non sui problemi stessi. I consulenti filosofici possono approntare servizi unici e di gran valore – l’analisi critica di idee e visioni del mondo problematiche – ma la consulenza filosofica non è psicoterapia o consulenza spirituale" . Roger Paden, consulente filosofico americano.

“E chi si rifiuta di consegnarsi all’ottundimento, perché ancora dispone di una discreta consapevolezza di sé, a chi si rivolge quando incontra non questo o quel dolore, intorno a cui si affollano le psicoterapie, ma quell’essenza del dolore che è l’irreperibilità di un senso? Qui le psicoterapie non servono perché non è "patologico", come si vorrebbe far credere, porsi domande, sottoporre a verifica le proprie idee, prendere in esame la propria visione del mondo per vedere quanto c’è di angusto, di ristretto, di fossilizzato, di rigido, di coatto, di inidoneo per affrontare i cambiamenti della propria vita e i mutamenti così rapidi e imprevisti del mondo. Se non tutto il dolore è patologia, una risposta a questo genere di sofferenza e di disagio, meglio della psicoterapia, la può dare la filosofia, nata in Grecia nel V secolo a. C. non solo come conoscenza, ma come pratica di vita. Tali erano le scuole filosofiche greche prima che la filosofia, amputando se stessa, si disinteressasse della vita e divenisse solo conoscenza teorica, assestandosi su un terreno che oggi le scienze di giorno in giorno erodono. Nessuno di noi abita il mondo, ma esclusivamente la propria visione del mondo. E non è reperibile un senso della nostra esistenza se prima non perveniamo a una chiarificazione della nostra visione del mondo, responsabile del nostro modo di pensare e di agire, di gioire e di soffrire. Questa chiarificazione non è una faccenda di psicoterapia. Chi chiede una consulenza filosofica non è "malato", è solo alla ricerca di un senso. E dove è reperibile un senso, anzi il senso che, sotterraneo e ignorato, percorre la propria vita a nostra insaputa se non in quelle proposte di senso in cui propriamente consiste la filosofia e la sua storia? Fu così che nel 1981 il filosofo tedesco Gerd Achenbach aprì in Germania il primo studio di Consulenza filosofica, a cui seguì la fondazione di una Società per la pratica filosofica, divenuta poi internazionale per la sua diffusione in Olanda, Francia, Stati Uniti, Israele”. U. Galimberti, “La Repubblica”, 15 dicembre 2004.

Nell' ambito del Counseling Filosofico grande importanza è data allo spazio interpersonale, che si crea attraverso l’alleanza terapeutica, come fondamentale spazio per filoso-fare. E' dal problema reale, portato dal cliente, che nasce la riflessione filosofica. Non quindi una filosofia fine a se stessa, che si risolve nella pratica astratta e lontana dalla realtà, bensì un atteggiamento che consente di agire e di intervenire, in modo efficace, sulle questioni della vita reale.
Lo scopo del Counseling Filosofico è quello di offrire l’opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiari schemi di pensiero e d’azione, per vivere più consapevolmente le proprie scelte esistenziali e la propria vita in senso lato.

Qual è il rapporto tra il Counseling Filosofico e le psicoterapie?

“Il counseling più intenso e riuscito non è distinguibile da una psicoterapia altrettanto intensa e riuscita” Carl Rogers
Il Counseling Filosofico s’identifica come una forma d’intervento, come il counseling in generale, focalizzata a persone che non presentano patologie psichiche. Alcuni studiosi l’hanno definita una terapia per sani (L. Marinoff). E’ possibile, infatti identificare e delineare, una serie di problemi, propri dell'esistenza normale, e quindi non definibili come patologici, che rappresentano i campi di intervento specifici del Counseling Filosofico: i disagi esistenziali (il senso della vita, la malattia, la morte, l' amore, la felicità, la tristezza, …); i conflitti che derivano da difficoltà decisionali (riguardanti se stessi, i rapporti di coppia, la famiglia, gli studi, le scelte professionali, il lavoro, …); le questioni riguardanti interrogativi etici e morali (la fedeltà, la libertà, la giustizia, l'aborto, la fecondazione artificiale, l'eutanasia, i trapianti, la donazione di organi, …); le esigenze intellettuali di ricerca e conoscenza, che comprendono l' eventualità, rara ma possibile, che venga richiesto un supporto filosofico, per il solo piacere di soddisfare un’esigenza intellettuale.

Ci sono una serie di condizioni definibili casi di confine, abitualmente trattate dalla psicoterapia, che possono essere considerate un'area di sovrapposizione tra il patologico e il non patologico. Il che vuol anche dire che, per le loro caratteristiche, possono trarre beneficio sia dall'approccio del Counseling Filosofico che da quello psicoterapeutico (Psichē nell’antica Grecia indicava, il respiro, per estensione anche: la vita, l’esistenza, l’anima, lo spirito. Therapeìa significava il prendersi cura, l’arte del curarsi di qualcuno: filosoficamente la psicoterapia può essere intesa quale «cura dell’anima»). Tra i casi di confine possiamo considerare: le condizioni d’angoscia e depressione esistenziale derivanti da una pervasiva sensazione di vuoto interiore con perdita di significato dell’esistenza; le cosiddette crisi esistenziali tipiche delle età di transizione (l'adolescenza, la mezza età , la menopausa e l’andropausa, la terza età, la senescenza, …); le crisi di valori e significati derivanti da questioni specifiche, che comportano sovente una perdita dell’equilibrio emotivo; gli aspetti della personalità che contribuiscono a definire la tipologia personale e che in alcuni casi creano disagi personali (la timidezza, l’irritabilità, il pessimismo, l’insicurezza, …).

Barrientos Rastrojo, Counselor Filosofico spagnolo, nel suo manuale di Counseling Filosofico, distingue tre diversi correnti riguardo al rapporto tra psicoterapie e Counseling Filosofico.
Vi è una prima posizione, di “armonia”, basata su una distinzione tra le due discipline non scevra di aperture collaborative. La separazione tenderebbe a basarsi sulla diade conscio/inconscio definendo il Counseling Filosofico come terapia per sani. Un tipico esempio della posizione è quella di Lou Marinoff e di Ruschmann.
La seconda posizione è definita di “simbiosi”, vale a dire un tentativo di innestare metodi e cognizioni delle psicoterapie nel Counseling Filosofico. Tra i “simbiotici” possiamo citare, l’italiano Ludovico Berra, Tim LeBon e Luis Cencillo.
La terza ed ultima posizione è quella della “separazione e del superamento critico”, in cui l’universo di valori e pratiche delle psicoterapie è sottoposto a critiche e il Counseling Filosofico è posto come qualcosa di diverso. Tra questi citiamo, Barrientos Rastrojo, Schuster, Achenbach e Pollastri.

Come in altri settori, relativi alle relazioni d'aiuto, anche per il Counseling Filosofico è importante riferirsi a professionisti che abbiano svolto un adeguato percorso di formazione ed addestramento. A Roma, l’Università di Tor Vergata e l’Aspic (Associazione per lo sviluppo dell’individuo e della Comunità), hanno attivato un master di secondo livello, lo stesso ha compiuto l’Università di Roma Tre e la Sicof in connubio con l’Università Pontificia Salesiana (UPS).

Dott. Andrea Duranti


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