La Mindfulness,
intesa come strumento di conoscenza di sé attraverso l'esperienza diretta, è
entrata nella mia vita nel 2013, dopo aver seguito il corso di MBSR (Mindfulness based stress reduction) ideato dal
biologo e praticante zen, Jon Kabat - Zin.
Da allora è iniziato un percorso che si è rivelato prezioso sia per la gestione
dello stress sia come chiave di accesso a una conoscenza più profonda del mio
mondo interno.
Pur essendo già
abbastanza in contatto con me stesso, vi erano alcuni nodi emotivi che non ero
riuscito ad affrontare pienamente attraverso percorsi tradizionali di
counseling o psicoterapia. La mindfulness si è rivelata particolarmente
efficace perché mi ha permesso di osservare i miei stati interiori senza
giudizio (l'epochè), sviluppando quella che viene definita la posizione dell'osservatore
interno. Attraverso la pratica ho imparato gradualmente a non
identificarmi con i miei pensieri e con le mie emozioni. In fondo, noi non
siamo i nostri pensieri: essi sono prodotti della mente e, molto spesso, ciò
che accade nel nostro teatro interiore viene automaticamente scambiato per la
realtà, quando in realtà non è altro che una rappresentazione mentale, filtrata
dalle esperienze passate e non sempre aderente a ciò che realmente accade o
accadrà. Come suggerisce un noto detto, "la mente mente".
La mindfulness può rappresentare un valido supporto in diversi contesti lavorativi, in particolare in ambito scolastico. Per il docente può costituire uno strumento utile per abbassare il livello di attivazione emotiva quando la classe è particolarmente agitata e per favorire uno stato di calma e concentrazione prima dell'inizio della lezione. Anche gli studenti possono beneficiare della pratica, sviluppando un atteggiamento mentale diverso da quello abituale e acquisendo nuove modalità di gestione dei propri stati interni. Ecco un buon testo da leggere a tal proposito:
La capacità di
coltivare autoaccettazione, autoalleanza ed empatia verso sé stessi può
risultare fondamentale per affrontare momenti di sconforto o smarrimento. Come può un adolescente imparare a prendersi cura di sé? È proprio
qui che la pratica della mindfulness può offrire un contributo significativo,
diventando uno spazio di calma interiore, un luogo di ristoro e un sostegno
nello sviluppo della resilienza e dell'empowerment personale.
Modificare il
proprio dialogo interno rappresenta un modo efficace per cambiare il rapporto
con la realtà, soprattutto quando questa viene interpretata attraverso emozioni
come rabbia, tristezza o ansia. Tuttavia, il solo cambiamento del dialogo
interno può non essere sufficiente. In questi casi la mindfulness permette di
allentare l'identificazione con schemi di pensiero rigidi e limitanti (defusione cognitiva),
favorendo una maggiore flessibilità psicologica e consentendo all'adolescente
di esprimere più pienamente le proprie potenzialità.
Talvolta ho
sentito affermare che praticare la mindfulness renda le persone più remissive o
meno capaci di esercitare un senso critico nei confronti della realtà. La mia
esperienza mi porta invece a ritenere il contrario. La pratica non elimina la
capacità di reagire, ma riduce la reattività emotiva e amplia lo spazio della
risposta consapevole. In questo modo, l'azione può diventare più libera,
intenzionale e, più saggia, perché sostenuta dal discernimento, dalla lucidità
e dalla determinazione. Qui sotto un libro che vi suggerisco come lettura, come tutti i libri scritti da questo autore.



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