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sabato 28 febbraio 2015

Intervista: la vita filosofica del filosofo pratico.






Oggi voglio presentarvi questo bel video di Will Heutz uno psicologo e filosofo pratico olandese che in questa intervista condotta da Ran Lahav (counselor filosofico di fama internazionale), presenta la Pratica filosofica e il valore della formazione filosofica per le persone. Il video "La vita filosofica del filosofo pratico" è contenuto nello spazio di Agora project, un contenitore di video - interviste  di vari Counselor Filosofici a livello internazionale. 
La filosofia viene descritta come amore della saggezza che diventa preparazione alla vita, momento riflessivo di mediazione tra se e la vita per poi stare nelle cose nell'immediatezza e nella percezione di pienezza del presente vissuto.
 L'autore indica il detto zen in cui  "il dito che indica la luna non è la luna", ovvero che il momento filosofico non è il momento della vita quotidana, ma è uno spazio personale e interpersonale tra il counselor filosofico e il cliente di preparazione alla vita. 
 Lo spazio relazionale che si instaura con il counselor filosofico e il cliente è un qualcosa che, al di là dei costrutti  psicologici creati per spiegarlo, appartiene al mistero della relazione umana.
Lo studio dei testi filosofici occidentali e orientali inoltre permette a chi ci si avvicina di farli propri e metabolizzarli e sviluppare così un 'attitudine filosofica alla vita oltre che ad affinare la mente. Possono diventare delle lenti che permettono di vedere il reale in modo diverso rispetto agli abituali schemi di lettura della realtà. 
L'autore suggerisce l'interazione feconda che può nascere tra la Filosofia e le Scienze Umane. Integrazione è la parola chiave che permette alle varie episteme di interrelarsi e fecondarsi vicendevolmente. 

Buona visione!

Qui in basso puoi cliccare sull'icona e vedere il video:



La vita filosofica del filosofo pratico
La vita filosofica del filosofo pratico




sabato 21 febbraio 2015

Perchè la Filosofia ci aiuta a vivere meglio

IL DISCERNIMENTO
L'ACCETTAZIONE AMOREVOLE
IL CAMBIAMENTO POSSIBILE


Ecco un bel video, chiaro e sintetico del Filosofo  Alain de Botton, che ha riassunto in alcuni punti come la Filosofia Occidentale nella sua storia ha evidenziato quei nodi che rendono gli uomini poco saggi.  

Ecco cinque punti, presenti nel video, che intrappolano gli esseri umani alla non fluidità rispetto alla realtà vissuta ed esperita nella quotidianità:

1)Non ci poniamo grandi domande.
2)Siamo vulnerabili agli errori del senso comune.
3)Siamo mentalmente confusi.
4)Abbiamo idee poco chiare su ciò che ci rende felici.
5)Ci facciamo prendere dal panico e perdiamo la visione d'insieme delle cose.

Tale breve focus è la base delle odierne Pratiche Filosofiche.
La Filosofia e la Pratica Filosofica sono un sapere e un fare che se vissuti in maniera incarnata permettono alle persone di allargare e modificare la propria visione del mondo.

Buona visione!

Qui in basso puoi cliccare sull'icona per vedere il video:



                          Perchè la Filosofia ci aiuta a vivere meglio







domenica 2 febbraio 2014

Attaccamento e struttura dialogico - relazionale della persona.



“Ogni bambino ha il legittimo bisogno di essere guardato, capito, preso sul serio e rispettato dalla propria madre. Deve poter disporre della madre nelle prime settimane e nei primi mesi di vita, usarla, rispecchiarsi in lei. Un’immagine di Winnicott illustra benissimo la situazione: la madre guarda il bambino che tiene in braccio, il piccolo guarda la madre in volto e vi si ritrova…a patto che la madre guardi davvero quell’essere indifeso nella sua unicità, e non osservi invece le proprie attese e paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui. In questo caso nel volto della madre il bambino non troverà se stesso, ma le esigenze della madre. Rimarrà allora senza specchio e per tutta la vita continuerà invano a cercarlo”.
Alice Miller da “Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé”, Bollati Boringhieri, pag.37.


Noi esseri umani veniamo al mondo già come esseri – nella – relazione e proveniamo da una relazione. Le neuroscienze contemporanee definiscono la mente come relazionale.  A tal proposito è interessante guardare il punto di vista della psicologia clinica ed evolutiva (cfr. Bowlby, Ainsworth, M. Main) e dell’etologia (cfr. K. Lorenz) riguardo l’attaccamento del bambino con il caregiver. 
L’attaccamento è un comportamento innato nella specie umana. Il bambino, infatti, nasce con un set di comportamenti per stimolare nell’adulto la risposta di accudimento e protezione. 
L’attaccamento ha tre funzioni fondamentali per il bambino, quali: mantenere il contatto fisico con il caregiver, offrire conforto e sostegno, garantire la sicurezza, ovvero una base sicura. Si manifesta intensissimo nell’infanzia e nell’adolescenza e perdura tutta la vita facendo conoscere all’essere umano le emozioni intense dell’innamoramento, la gioia e la tenerezza per il mantenimento del legame e il dolore per la sua eventuale perdita. L’uomo è, infatti, un essere relazionale (L’uomo è un animale politico – Aristotele) e l’ identità della persona nasce e si forma attraverso la dialettica incessante e continua tra un io e un tu. Solo il bambino che si sente “visto” ed accolto dal proprio genitore nei suoi bisogni, sviluppa un senso di sé coeso e vivo. L’ontogenesi del Sé nasce da  una sintonizzazione affettiva (cfr. Daniel Stern) tra la madre e il bambino che si esplicita in un: Mi pensi, mi guardi, dunque io sono, esisto e poiché sono pensato come un essere pensante, arrivo a pensarmi con un essere dotato di una mente (cfr. la “funzione riflessiva” di Fonagy). 
E’ attraverso il riconoscimento dell' Altro che si forma il Sé della persona. Tale visione della psicologia evolutiva è in rottura con il modello proposto all’inizio della filosofia moderna da Cartesio. Nel  penso dunque sono cartesiano, il cogito si autoriconosce  ed autoleggittima in modo solipsistico e non arriva a formularsi come struttura intersoggettiva. In tal modo nel modello cartesiano, cui si lega l’idealismo trascendentale, l’uomo è concepito in una forma monadica in cui si pone come soggetto universale stagliato in un orizzonte intemporale,  dove l’essere è oggettivizzato e ridotto a cosa, ente. Ecco che il pensiero moderno ha obliato l’alterità personale, il Tu nella formazione dell’Io. Nell’Ottocento con Feuerbach è presente in nuce il pensiero dialogico che sarà sviluppato ampiamente nel Novecento (si pensi a Martin Buber per cui l’io si fa Io solo grazie al Tu) poiché ammette l’importanza degli altri, ovvero l’io non può stare senza un tu: Le idee scaturiscono soltanto dalla comunicazione, solo dalla conversazione dell’uomo con l’uomo. L’uomo si eleva al concetto, alla ragione in generale, non da solo ma insieme con l’altro. Due uomini occorrono per creare l’uomo, sia l’uomo spirituale sia quello fisico: la comunione dell’uomo con l’uomo è il primo principio e il primo criterio della verità e validità universale. La certezza che esistano altre cose al di fuori di me è ottenuta attraverso la certezza che esiste al di fuori di me un altro uomo. Di quello che vedo da solo, non posso far a meno di dubitare: è certo soltanto quello che anche l’altro vede (“Principi della filosofia dell’avvenire” par. 41).
Il  rapporto Io – Tu si costituisce a partire da un trascendentale della relazione che è l’empatia. Solo la capacità che posso avere di immedesimarmi nell’altro e di cogliere ciò che vive, il suo schema di riferimento interno, permette di entrare in risonanza consapevole e di sviluppare un rapporto intimo, scevro da un  utilizzo strumentale depauperante (relazione io – esso) dell’altro. Nella relazione Io – Tu si crea un contenitore positivo dove attingere per trarre un senso di pienezza esistenziale, dove può emergere non tanto che cosa è ciascuno, ma chi è.
La relazione Io – Tu è fondamentale nella relazione di Counseling, in cui durante il processo relazionale avviene il  Tu che mi guardi, tu che mi racconti, per ricordare il titolo di un importante libro di filosofia della narrazione scritto da Adriana Cavarero. E’ attraverso l’incontro “pieno” della diade counselor - cliente, grazie alla relazione empatica, autentica e genuina tra counselor e cliente,  che  quest'ultimo  apprende forme inedite e funzionali di stare al mondo e che potrà riportare fuori la seduta nella sua vita quotidiana. In questo luogo protetto –il setting di counseling- (come può accadere in un’altra relazione significativa, si pensi ad un’amicizia importante) il cliente può  “disvelarsi”, apprendere a fare parresia, fare verità di sé a sé attraverso l’ascolto profondo ed empatico del counselor (“poiché vengo ascoltato apprendo ad ascoltarmi”), a fare chiarezza, ad operare un rischiaramento della propria esistenza per apprendere sempre più, ad  “abitare” nella propria verità e nella pienezza di significato.


“Vi è un momento della vita in cui si smette di cogliere i fiori che sono nei campi per “possederli” e si gode di poterli ammirare nel luogo in cui si trovano. Quel momento segna, sia pure in modo riduttivo e modesto, il momento di passaggio dal godere ciò che si possiede al godere delle cose indipendentemente dal loro possesso: un godimento legato al solo fatto che ci sono e noi possiamo essere gratuitamente partecipi della loro presenza” 
Ferdinando Montuschi da “Fare ed essere”, p. 149, Cittadella Editrice.

sabato 22 ottobre 2011

Un Esercizio Filosofico: alla Scoperta della Propria Statua

Pierre Hadot, filosofo francese nel libro "Esercizi spirituali e filosofia antica" (Einaudi, 2002, Torino), ha messo in luce come nelle scuole filosofiche di età ellenistica era consuetudine l'utilizzo di veri e propri esercizi spirituali, che come gli esercizi fisici avevano la funzione di creare un'abitudine positiva, uno stile di vita funzionale al raggiungimento del benessere. Tali esercizi si collegavano ad una concezione della filosofia in chiave non accademica, ma come "pratica di vita". La filosofia come esercizio spirituale indica qualcosa da fare e da esperire, sperimentandolo concretamente nella nostra esistenza quotidiana.

Ecco un esercizio del filosofo neo - platonico Plotino (204 - 270 d.C.) tratto dal sesto libro delle "Enneadi".
Plotino accingendosi a descrivere le tappe del progresso spirituale, osserva come l'anima era già in se completa "era già in tutto" prima ancora di discendere e incarnarsi nel corpo (soma).
Dopo tale evento, l'anima è diventata incompleta, a causa delle tante aggiunte della vita terrena.
L'esercizio spirituale di Plotino consiste nel sottrarre e levare dalla propria anima ciò che è superfluo, per far apparire l'essenziale. 
Presa dal vortice della vita, l'anima diviene simile alla statua del dio marino Glauco, che vive nelle profondità degli oceani: è irriconoscibile, poiché è ricoperta di limo, alghe, conchiglie e sassi. Per farla tornare a splendere nella sua purezza occorre toglierla dal mare e levare ciò che le è di estraneo.
L'esercizio proposto consiste nel sottrarre e togliere anziché aggiungere.
Lo scultore, a differenza del pittore (la pittura è un 'arte che aggiunge), opera così per sottrazione, togliendo, levando.

La statua preesiste nel blocco di marmo: basta levare il superfluo per farla apparire nel suo splendore e nella sua propria bellezza.

Dunque su suggerimento di Plotino, facciamo come lo scultore di una statua che diventerà bella: togliamo questo, raschiamo quello, appianiamo un contrasto, purifichiamo il nostro sentire...fino a che appaia il bel volto della nostra statua.
Il nostro Vero Sé, la nostra parte autentica che spesso rimane sopita e mal celata al nostro sguardo interiore, immersa nel mondo quotidiano del "si dice e si fa" di heideggeriana memoria, può emergere proprio come nell'oggetto metaforico della statua proposto da Plotino.

Sentiamo e gustiamo le parole di Plotino: "Se non vedi ancora la tua propria bellezza, fai come lo scultore di una statua che deve diventare bella: toglie questo, raschia quello, rende liscio un certo posto, ne pulisce un altro, fino a far apparire il bel volto nella statua. Allo stesso modo anche tu togli tutto ciò che è superfluo, raddrizza ciò che è obliquo, purificando tutto ciò che è tenebroso per renderlo brillante, e non cessare di scolpire la tua propria statua finché non brilli in te la chiarezza divina della virtù...Se sei diventato questo... senza avere più, interiormente, qualcosa di estraneo che sia mescolato a te...se ti vedi divenuto tale...guarda tendendo il tuo sguardo. Poiché solo un occhio siffatto può contemplare la Bellezza".  

Dott. Andrea Duranti.




lunedì 10 gennaio 2011

Il Counseling Filosofico




“Nessuno di noi abita il
mondo, ma esclusivamente la propria
visione del mondo…
Non tutto il dolore è patologia.
Spesso il dolore è solo
ignoranza di sé
”.
Umberto Galimberti


Il Counseling Filosofico ha una precisa identità, ed appartiene alle varie forme delle pratiche filosofiche e del counseling ad indirizzo umanistico – esistenziale.
Esso nasce in Germania nel 1981 per iniziativa del filosofo Gerard Achenbach, il quale ha richiamato il ruolo d’importanza pratica che ha avuto la filosofia nella Grecia Classica.
Nasce così, nella metà degli anni Ottanta, tale approccio di relazione d’aiuto ove il counselor non cura il cliente, ma si prende cura di lui.
Il counseling filosofico è l’uso della filosofia al servizio dei dilemmi quotidiani. Non più relegata alle biblioteche com’è stato fatto negli ultimi secoli, la filosofia attraverso il counseling filosofico si riappropria della sua identità originaria, ovvero quella di essere al servizio dell’uomo. All’uomo concreto, fatto di ragione ed emozioni, immerso nel mondo reale fatto di lavoro, relazioni e sentimenti.

Il Counseling Filosofico è rivolto a chi è mosso dal desiderio di:

1) Risolvere dubbi e perplessità sul significato e il valore della vita.
2) Sbloccare i “crampi mentali” o posture logiche di pensiero poco feconde per
affrontare in modo funzionale l’ambiente.
3) Fare scelte di vita consapevoli.
4) Portare alla luce la propria implicita visione del mondo.
5) Analizzare la compatibilità tra le proprie credenze e lo stile di vita.

Il Counseling Filosofico s’inserisce in un processo recente, d’importanza della prassi nelle discipline filosofiche. E’ così nuovo tale processo? In realtà è stato Aristotele a distinguere, nell’Etica Nicomachea, per la prima volta nel pensiero occidentale, la filosofia pura, teoretica, dalla filosofia pratica, la sapienza, dalla saggezza: sophía (la più alta forma di conoscenza) da phrónesis (la conoscenza delle cose umane e dell’arte di condurle in modo buono ed efficace).

Il Counseling Filosofico è, allora, l’enfatizzazione della phrónesis nella sophía (Tanturli).
Come possiamo definire il CF? E’ una relazione d’aiuto in cui un esperto -il Counselor- offre al cliente la propria competenza al fine di risolvere e rispondere a specifiche domande dell’esistenza. Il Counselor Filosofico è una sorta d’agevolatore maieutico, di catalizzatore di processi decisionali e chiarificatori; faciliterà una valorizzazione maggiore delle risorse personali del cliente ed una maggiore possibilità d’espressione.

Ecco qualche definizione data da Filosofi che lavorano nell’ambito del CF.

“Il filosofo professionale non è necessariamente chiamato a rendere migliori le cose o ad aiutare a eliminare i problemi, ma piuttosto a renderli comprensibili nella loro complessità, in modo che l’altro possa vivere con essi, piuttosto che contro o a dispetto di essi". Petra Von Morstein, consulente filosofico canadese

“Come esperto nell’interpretazione delle visioni del mondo, il consulente filosofico aiuta i consultanti a scoprire i diversi significati che sono contenuti nei loro modi di vita ed esamina criticamente quegli aspetti problematici che rappresentano le loro difficoltà. Egli non offre teorie, ma piuttosto pratiche e strumenti per analisi concettuali, problematizzazioni, individuazioni di assunti nascosti, descrizioni, distinzioni, indicazioni di rapporti. Tali strumenti possono aiutare i clienti ad esaminare le loro della realtà criticamente ed a rivederle"visioni”. Ran Lahav, consulente filosofico israeliano

"L’obiettivo del consulente filosofico non è semplicemente rendere felici e soddisfatti i propri clienti, ma piuttosto chiarire e migliorare le loro idee e visioni del mondo attraverso un processo di riflessione critica. Si assume che tale riflessione possa spesso portare ad una soluzione dei problemi dei clienti, e che da ciò possano scaturire anche soddisfazione e felicità; ma il consulente filosofico si concentra sull’analisi delle visioni del mondo associate ai problemi esistenziali del cliente, non sui problemi stessi. I consulenti filosofici possono approntare servizi unici e di gran valore – l’analisi critica di idee e visioni del mondo problematiche – ma la consulenza filosofica non è psicoterapia o consulenza spirituale" . Roger Paden, consulente filosofico americano.

“E chi si rifiuta di consegnarsi all’ottundimento, perché ancora dispone di una discreta consapevolezza di sé, a chi si rivolge quando incontra non questo o quel dolore, intorno a cui si affollano le psicoterapie, ma quell’essenza del dolore che è l’irreperibilità di un senso? Qui le psicoterapie non servono perché non è "patologico", come si vorrebbe far credere, porsi domande, sottoporre a verifica le proprie idee, prendere in esame la propria visione del mondo per vedere quanto c’è di angusto, di ristretto, di fossilizzato, di rigido, di coatto, di inidoneo per affrontare i cambiamenti della propria vita e i mutamenti così rapidi e imprevisti del mondo. Se non tutto il dolore è patologia, una risposta a questo genere di sofferenza e di disagio, meglio della psicoterapia, la può dare la filosofia, nata in Grecia nel V secolo a. C. non solo come conoscenza, ma come pratica di vita. Tali erano le scuole filosofiche greche prima che la filosofia, amputando se stessa, si disinteressasse della vita e divenisse solo conoscenza teorica, assestandosi su un terreno che oggi le scienze di giorno in giorno erodono. Nessuno di noi abita il mondo, ma esclusivamente la propria visione del mondo. E non è reperibile un senso della nostra esistenza se prima non perveniamo a una chiarificazione della nostra visione del mondo, responsabile del nostro modo di pensare e di agire, di gioire e di soffrire. Questa chiarificazione non è una faccenda di psicoterapia. Chi chiede una consulenza filosofica non è "malato", è solo alla ricerca di un senso. E dove è reperibile un senso, anzi il senso che, sotterraneo e ignorato, percorre la propria vita a nostra insaputa se non in quelle proposte di senso in cui propriamente consiste la filosofia e la sua storia? Fu così che nel 1981 il filosofo tedesco Gerd Achenbach aprì in Germania il primo studio di Consulenza filosofica, a cui seguì la fondazione di una Società per la pratica filosofica, divenuta poi internazionale per la sua diffusione in Olanda, Francia, Stati Uniti, Israele”. U. Galimberti, “La Repubblica”, 15 dicembre 2004.

Nell' ambito del Counseling Filosofico grande importanza è data allo spazio interpersonale, che si crea attraverso l’alleanza terapeutica, come fondamentale spazio per filoso-fare. E' dal problema reale, portato dal cliente, che nasce la riflessione filosofica. Non quindi una filosofia fine a se stessa, che si risolve nella pratica astratta e lontana dalla realtà, bensì un atteggiamento che consente di agire e di intervenire, in modo efficace, sulle questioni della vita reale.
Lo scopo del Counseling Filosofico è quello di offrire l’opportunità di esplorare, scoprire e rendere chiari schemi di pensiero e d’azione, per vivere più consapevolmente le proprie scelte esistenziali e la propria vita in senso lato.

Qual è il rapporto tra il Counseling Filosofico e le psicoterapie?

“Il counseling più intenso e riuscito non è distinguibile da una psicoterapia altrettanto intensa e riuscita” Carl Rogers
Il Counseling Filosofico s’identifica come una forma d’intervento, come il counseling in generale, focalizzata a persone che non presentano patologie psichiche. Alcuni studiosi l’hanno definita una terapia per sani (L. Marinoff). E’ possibile, infatti identificare e delineare, una serie di problemi, propri dell'esistenza normale, e quindi non definibili come patologici, che rappresentano i campi di intervento specifici del Counseling Filosofico: i disagi esistenziali (il senso della vita, la malattia, la morte, l' amore, la felicità, la tristezza, …); i conflitti che derivano da difficoltà decisionali (riguardanti se stessi, i rapporti di coppia, la famiglia, gli studi, le scelte professionali, il lavoro, …); le questioni riguardanti interrogativi etici e morali (la fedeltà, la libertà, la giustizia, l'aborto, la fecondazione artificiale, l'eutanasia, i trapianti, la donazione di organi, …); le esigenze intellettuali di ricerca e conoscenza, che comprendono l' eventualità, rara ma possibile, che venga richiesto un supporto filosofico, per il solo piacere di soddisfare un’esigenza intellettuale.

Ci sono una serie di condizioni definibili casi di confine, abitualmente trattate dalla psicoterapia, che possono essere considerate un'area di sovrapposizione tra il patologico e il non patologico. Il che vuol anche dire che, per le loro caratteristiche, possono trarre beneficio sia dall'approccio del Counseling Filosofico che da quello psicoterapeutico (Psichē nell’antica Grecia indicava, il respiro, per estensione anche: la vita, l’esistenza, l’anima, lo spirito. Therapeìa significava il prendersi cura, l’arte del curarsi di qualcuno: filosoficamente la psicoterapia può essere intesa quale «cura dell’anima»). Tra i casi di confine possiamo considerare: le condizioni d’angoscia e depressione esistenziale derivanti da una pervasiva sensazione di vuoto interiore con perdita di significato dell’esistenza; le cosiddette crisi esistenziali tipiche delle età di transizione (l'adolescenza, la mezza età , la menopausa e l’andropausa, la terza età, la senescenza, …); le crisi di valori e significati derivanti da questioni specifiche, che comportano sovente una perdita dell’equilibrio emotivo; gli aspetti della personalità che contribuiscono a definire la tipologia personale e che in alcuni casi creano disagi personali (la timidezza, l’irritabilità, il pessimismo, l’insicurezza, …).

Barrientos Rastrojo, Counselor Filosofico spagnolo, nel suo manuale di Counseling Filosofico, distingue tre diversi correnti riguardo al rapporto tra psicoterapie e Counseling Filosofico.
Vi è una prima posizione, di “armonia”, basata su una distinzione tra le due discipline non scevra di aperture collaborative. La separazione tenderebbe a basarsi sulla diade conscio/inconscio definendo il Counseling Filosofico come terapia per sani. Un tipico esempio della posizione è quella di Lou Marinoff e di Ruschmann.
La seconda posizione è definita di “simbiosi”, vale a dire un tentativo di innestare metodi e cognizioni delle psicoterapie nel Counseling Filosofico. Tra i “simbiotici” possiamo citare, l’italiano Ludovico Berra, Tim LeBon e Luis Cencillo.
La terza ed ultima posizione è quella della “separazione e del superamento critico”, in cui l’universo di valori e pratiche delle psicoterapie è sottoposto a critiche e il Counseling Filosofico è posto come qualcosa di diverso. Tra questi citiamo, Barrientos Rastrojo, Schuster, Achenbach e Pollastri.

Come in altri settori, relativi alle relazioni d'aiuto, anche per il Counseling Filosofico è importante riferirsi a professionisti che abbiano svolto un adeguato percorso di formazione ed addestramento. A Roma, l’Università di Tor Vergata e l’Aspic (Associazione per lo sviluppo dell’individuo e della Comunità), hanno attivato un master di secondo livello, lo stesso ha compiuto l’Università di Roma Tre e la Sicof in connubio con l’Università Pontificia Salesiana (UPS).

Dott. Andrea Duranti


Bibliografia sul Counseling filosofico.

Achenbach, Gerd, La consulenza filosofica, Milano, Apogeo, 2004
Achenbach, Gerd, Il libro della quiete interiore, Milano, Apogeo, 2005
Achenbach, Gerd, Saper vivere, per una vita piena di significato e valore, Milano, Apogeo, 2006.
Berra L. "La pratica filosofia: tra counseling e psicoterapia" Rivista Italiana di Counseling Filosofico, 1, 2005 pp. 43-49, Supplemento a "Maieusis: Conoscenza e prassi per la crescita dell' uomo" n. 1, 2005
Berra L., Oltre il senso della vita, depressione ed esistenza, Milano, Apogeo, 2006.
Cavadi, Augusto, Quando sta male chi è sano di mente, Soveria Mannelli, Rubettino, 2003
Cosentino A., Filosofia e Formazione, Liguori editore, Napoli 2002.
Demetrio D., Raccontarsi, l’autobiografia come cura di sé, Raffaello Cortina, Milano, 1996.
Galimberti , La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica, Feltrinelli, Milano 2005;
Galimberti, Psichiatria e fenomenologia, Feltrinelli, Milano,2003.
Galimberti, Dizionario di Psicologia, UTET, Torino, 1992.
Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, Milano, Feltrinelli, 2003.
Grassi, Paola, Esiste una filosofia del management? Tentativi, intersezioni, prospettive, in "Kykéion", 8, 2002.
Grassi, Paola - Pollastri, Neri - Volpone, Alessandro, Pratiche Filosofiche, una bibliografia ragionata, in "Kykèion", 8, 2002.
Lahav, Ran, Comprendere la vita, Milano, Apogeo, 2004
Hadot P., Esercizi spirituali e filosofia antica, Torino Einaudi, 1988.
Magri T. (a cura di), Filosofia ed emozioni, Milano, Feltrinelli, 1999.
Marinoff, Lou, Platone è meglio del Prozac, Casale Monferrato, Piemme, 2000 (ed. or. Plato, not Prozac!, Harper Collins, New York, 1999)
Miccone D., La consulenza filosofica, Milano, 2007, Xenia.
Nussbaum M.C., Terapia del desiderio. Teoria e pratica dell’etica ellenistica, Milano,1998, Vita e Pensiero.
Nussbaum M.C., L’intelligenza delle emozioni, Il Mulino, Bologna, 2004.
Pollastri, Neri, La consulenza filosofica. Breve storia di una disciplina atipica, in “Intersezioni”, 1, 2001
Pollastri N., Consulente filosofico cercasi, Apogeo, Torino, 2007.
Peter Raabe, Teoria e Pratica della consulenza filosofica, Milano, Apogeo, 2006
Reale G., La Filosofia di Seneca, come terapia dei mali dell’anima, Milano, Tascabili Bompiani, 2004.
Rovatti P.A., La filosofia può curare? La consulenza filosofica in questione, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2006.
Ruschmann, Eckart, La consulenza filosofica, Messina, Armando Siciliano, 2004
Sautet, Marc, Socrate al caffè, Milano, Ponte alle Grazie, 1998 (ed. or Un café pour Socrate, Laffont, Paris, 1995)
Schmid W., La vita bella, Introduzione alla filosofia dell’arte della vita, Milano, Apogeo, 2007.
Schuster S.C., La pratica filosofica, Una alternativa al counseling psicologico e alla psicoterapia, Apogeo, Milano, 2006.
Ventimiglia G., Vizi, Esercizi per casa, Apogeo, Milano, 2007.
Vozza M, Tra ragione e passione, invito alla filosofia, Roma, Carocci, 2003.
Zampieri S., L’esercizio della filosofia, Torino, Apogeo, 2007.

sabato 11 ottobre 2008

La Filosofia di Seneca come bussola e cura del proprio Sè.



Vi propongo in alcuni brevi punti, le mete del saggio secondo il filosofo stoico Seneca. Possono divenire delle stelle polari che indicano la strada durante il viaggio della vita quotidiana.


RIDIVENTARE PADRONI DEL PROPRIO TEMPO.

“Solo il tempo ci appartiene”.

La vita non è mai troppo corta o troppo lunga, se ci appartiene, se la si vive in pienezza,
le si dà un senso, da protagonisti, non riempiendola alla rinfusa.

“La vecchiaia stessa è dolce,se la si attraversa con lo spirito giusto”.

Obiettivo: vivere,concentrarsi sul presente
senza rimpianti per il passato o paura del futuro
vivendo ogni giorno come se fosse l’ultimo.
E’ l’intensità del momento che lo rende eterno.

CERCARE LA SEMPLICITA’, L’INTERIORITA’, LA CONSAPEVOLEZZA

Spogliarsi del superfluo, evitare l’agitazione di chi è sempre troppo occupato,
non stordirsi di piaceri effimeri, di mode stravaganti, di distrazioni continue.
La vita passa…mentre facciamo altro!


SFUGGIRE IL CONFORMISMO, IL PENSIERO COMUNE.

L’errore diffuso non diventa verità.
Mai essere schiavi dell’opinione dominante, del “politicamente corretto”, ecc.
Non temere il rischio della solitudine.
Curare solo incontri stimolanti: siamo le relazioni che abbiamo.


L’ACCETTAZIONE DELL’INELUTTABILE,
DA’ LA VERA TRANQUILLITA’ DELL’ANIMO

Distinguiamo “quello che non dipende da noi” da quello che dipende da noi .
Impariamo a soffrire meno dei mali inevitabili: malattia, morte, scherzi del destino.

Ricorda che: “Soffriamo meno per gli eventi in sé
che per la rappresentazione che ci facciamo di essi
” (Epitteto)

Non siamo spaventati dalle cose, ma dall’idea che ci facciamo di esse.


OGNUNO PUO’ NOBILITARSI CON LA SAGGEZZA, SE LO VUOLE. “Non importa da dove, ci si può sempre elevare al cielo”.
Apparteniamo a un cosmo, a un ordine naturale, a un grande Tutto.
“Vivere è essere utili a sé. Vivere è essere utile agli altri”.

Tratto da Cesare De Monti (http://www.demonti.net/)

LA MINDFULNESS: ALLENARE LA MENTE, COLTIVARE LA PRESENZA

  La Mindfulness, intesa come strumento di conoscenza di sé attraverso l'esperienza diretta, è entrata nella mia vita nel 2013, dopo ave...