lunedì 24 novembre 2008

Attaccamento ed Autostima



Il potenziale di un’aquila si realizzerà nel solcare i cieli, nello scendere in picchiata sugli animali più piccoli, nel costruire nidi.
Il potenziale di un elefante si realizzerà nelle sue dimensioni, nella potenza e nella goffaggine.
Nessuna aquila vorrà essere un elefante, e nessun elefante vorrà essere un’aquila. Semplicemente sono. Sono ciò che sono.
L’individuo che realizza se stesso smette di essere ciò che non è. Non si sforza d’essere più di quello che è, con i relativi sentimenti d’insicurezza e difesa. Non cerca d’essere meno di ciò che è, con i relativi sentimenti di colpa e svalorizzazione. Semplicemente si lascia essere ciò che è
”.
(F. Perls)

L’attaccamento è un comportamento innato nella specie umana. Il bambino nasce con un set di comportamenti per stimolare nell’adulto la risposta di accudimento – protezione.


NASCIAMO GIA ’ COME ESSERI RELAZIONALI


LA FIGURA DI ATTACCAMENTO E’ UNA BASE SICURA PER ESPLORARE IL MONDO


Si manifesta intensissimo nell’infanzia e nell’adolescenza, perdura per tutta la vita facendoci conoscere le emozioni intense dell’innamoramento, la gioia e la tenerezza per il mantenimento del legame e il dolore per la sua eventuale perdita.
Maggiore è stato l’attaccamento sicuro sviluppatosi tra il caregiver e il bambino, poiché buona è stata la “base sicura” a questo offerta, tanto più sarà probabile che il bambino da adulto svilupperà una buona autostima e un comportamento assertivo.
Per sviluppare un buon comportamento d’attaccamento ciascuno di noi, da bambino, da adolescente e da adulto deve sviluppare la convinzione di essere amato e d’essere amabile. Deve cioè avere la consapevolezza di suscitare reazioni positive del tutto gratuite, non intenzionalmente determinate né dipendenti da particolari caratteristiche, quali la bellezza o la simpatia, ma originate semplicemente dal fatto di esistere.
Ma se l’individuo si sentirà amato per una sorta di strategia educativa fondata su un più o meno palese ricatto affettivo (“ti voglio bene solo se ti comporti bene, solo se la pensi come dico io, solo se provi le emozioni che provo io”) allora svilupperà il terrore dell’abbandono e conseguentemente comportamenti di dipendenza affettiva. Continuerà a chiedere anche in età adulta prove d’amore e d’apprezzamento da parte degli altri. E’ spesso un’illusione dalla quale ci si risveglia con le ossa rotte dicendo “Non è la persona giusta”. E così si va alla ricerca di un’altra altrettanto ideale, del vero amore, collezionando una serie d’abbandoni e frustrazioni, specchio dell’attaccamento infantile non riuscito.

L’intensità della gelosia e della possessività è inversamente proporzionale all’autostima, per cui quanto più una persona è insicura (pattern insicuro- ambivalente) e si sente inadeguata al confronto con gli altri, tanto più grande è la paura di essere esclusa dal rapporto preferenziale con la persona amata.

Ogni bambino ha il legittimo bisogno di essere guardato, capito, preso sul serio e rispettato dalla propria madre. Deve poter disporre della madre nelle prime settimane e nei primi mesi di vita, usarla, rispecchiarsi in lei. Un’immagine di Winnicott illustra benissimo la situazione: la madre guarda il bambino che tiene in braccio, il piccolo guarda la madre in volto e vi si ritrova…a patto che la madre guardi davvero quell’essere indifeso nella sua unicità, e non osservi invece le proprie attese e paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui. In questo caso nel volto della madre il bambino non troverà se stesso, ma le esigenze della madre. Rimarrà allora senza specchio e per tutta la vita continuerà invano a cercarlo”.
Alice Miller

Dott. Andrea Duranti